"Il Quinto Impero - Ieri come oggi", di Manoel De Oliveira
La parola, che è volontà, pensiero, progetto e astrazione, potrebbe bastare da sola a realizzare un impero, e di fatto è così, almeno per la macchina da presa di De Oliveira che, in pochi dettagli, costruisce attorno al primo piano insistente del "suo" re Sebastiano un mondo articolato, fatto di ombre, di sguardi nascosti e di luce accecante.

Nel Cinquecento, in Portogallo, vive un re che, nonostante la corruzione del suo tempo e la sua malattia, ha lottato a lungo per realizzare l'utopia, per il vero già vagheggiata da altri grandi sovrani prima di lui, di far cessare le guerre di conquista e unificare il mondo sotto l'autorità di un unico sovrano e una sola autorità religiosa. Un progetto che potrebbe spaventare i più, e che invece, a quel tempo, sembrava l'unica e impossibile via d'uscita per superare i tempi bui delle incessanti guerre tra popoli e religioni. Re Sebastiano, però, morì in battaglia, anzi, scomparve nella nebbia senza lasciare di sé altro che un sogno di pace e la leggenda di un re nascosto che un giorno sarebbe riemerso dalla nebbia per portare a compimento la sua grandiosa missione. Un mito che de Oliveira insegue fin dal suo precedente Un film parlato, dove era bastato l'orizzonte incerto e denso di foschia della partenza da Lisbona, per riportare la mente ad inseguire la scia di miti e leggende che si intrecciano alla storia per confonderla, talvolta, o mostrarne gli spiragli più insospettabili. In fondo questo è il fine segreto di ogni film del maestro portoghese, il desiderio sotterraneo sotteso a ogni storia che ci conduce a parlare del presente nello stesso momento in cui gli abiti, i costumi, persino le luci sapienti del cinema, descrivono e ricostruiscono il passato. E il sottotitolo "Ieri come oggi", la dice lunga sui riferimenti tutt'altro che accennati all'Europa e al tempo contemporaneo.
La parola, che è volontà, pensiero, progetto e astrazione potrebbe bastare da sola a realizzare un impero, e di fatto è così, almeno per la macchina da presa di De Oliveira che, in pochi dettagli, costruisce attorno al primo piano insistente del "suo" re Sebastiano un mondo articolato, fatto di ombre, di sguardi nascosti, di luce accecante e, ancora, continuamente, di parole seducenti (il film è tratto da dramma teatrale di José Régio, scritto intorno al 1930) che diventano fiumi impetuosi e avvolgenti. Il sovrano parla di sé, i suoi cortigiani parlano di lui. Lui insegue sogni di gloria militare in Africa, impresa assurda, tuttavia inscritta nel suo destino verso la morte.
E così l'ingenuo e grandioso re Sebastiano, il re Atteso, si trasformerà nel re Nascosto, divenuto fantasma, ombra che osserva nell'oscurità il destino del suo paese, in attesa di intervenire, balzando fuori dal buio in un momento di distrazione. Ma De Oliveira non ce lo mostra mai sul campo di battaglia. Il suo corpo è inscritto nella magnificenza allusiva dei palazzi, come quando, all'inizio, protetto dalla notte, ascolta lo spettro del vecchio re Alfonso, evocato davanti alla grande finestra aperta. Tra Shakespeare e Orson Welles. Tra l'utopia/follia del dialogo con i morti e l'utopia/cinema del piano sequenza c'è l'irruzione di una spada che squarcia l'aria e dichiara finalmente fine alla lotta tra le ombre e la luce. Forse, però, hanno vinto le ombre, visto che l'orrore della guerra, cui la spada rimanda, non ha mai abbandonato questo mondo.
Titolo originale: O Quinto Imperio
Regia: Manoel De Oliveira
Interpreti: Ricardo Trepa, Luis Miguel Cintra, Gloria De Matos, Miguel Guilherme, David Almeida
Distribuzione: Mikado
Durata: 127'
Origine: Francia/Portogallo, 2004
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