"Nemmeno il destino", di Daniele Gaglianone
Sinceramente emancipato da una prospettiva paternalistica o moraleggiante, l'ultimo lavoro di Daniele Gaglianone pare anzi inaugurare una più completa empatia con i suoi sfortunati protagonisti, ripiegandosi in sè stesso per privilegiare l'urgenza dell'esposizione alla sterile ricerca di un senso.

Quando l'incomunicabilità tra genitori e figli diventa strumento di autoaffermazione o riconoscimento intra-generazionale, il rifiuto della parola assurge ad unico espediente di preservazione da legami vergognosi con papà alcolisti e mamme depresse, attraverso una fuga perseguita tanto col crimine quanto mediante l'autolesionismo. Il disperato tentativo di prendere le distanze dai padri trova riscontro anche nel ripudio radicale di una vita avara di risposte e paurosamente priva di speranza, cui si oppone solo un microcosmo di amici che nemmeno il desitno potrà separare...
La pellicola sembra allora identificarsi proprio nell'unico gesto chiamato ad assicurare il definitivo affrancamento dei personaggi dalla scomoda eredità genetica, il suicidio. La romantica corsa conclusiva sottrae poi qualsiasi ipotesi di lieto fine alle "avventure" di Toni, Lorenzo e Castronovo, spezzando pure l'irritante tradizione consolatoria di certi precedenti cinematografici.
Sinceramente emancipato da una prospettiva paternalistica o moraleggiante, l'ultimo lavoro di Daniele Gaglianone pare anzi inaugurare una più completa empatia con i suoi sfortunati protagonisti, ripiegandosi in sè stesso per privilegiare l'urgenza dell'esposizione alla sterile ricerca di un senso. Respinta ogni langiuda tentazione sociologica, resta semmai un approccio catartico e paradossalmente consolatorio a ribadire un'aporia di fondo: ovvero la rabbiosa ostentazione di un universo in grado di mostrarsi, mai di darsi. Eppure l'estetica sgraziatamente patinata che governa le sequenze centrali dell'opera finisce per tagliare fuori tutto il pubblico tranne quello senza acne sul volto, per poi non rendergli nemmeno giustizia. Le immagini da video musicale ritagliate dal regista italiano disegnano forse loro malgrado il disagio più emblematico del mondo giovanile, l'incapacità di farsi capire e l'impossibilità di farsi prendere sul serio. Il ritmo sincopato del montaggio, il trattamento fin troppo "cool" dei fotogrammi e l'inerte chiassosità della colonna sonora sviliscono l'onestà intellettuale del progetto e ne inficiano la credibilità. I tre adolescenti fuggono via anche dal nostro immaginario e non arrivano da nessuna parte.
Titolo originale: id.
Regia: Daniele Gaglianone
Interpreti: Giuseppe Sanna, Stefano Cassetti, Fabrizio Nicastro, Mauro Coerdella, Giino Lana, Lalli
Distribuzione: Fandango
Durata: 110'
Origine: Italia, 2004
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