Viaggio alla fine del (proprio) mondo: "Donnie Darko", di Richard Kelly

Splendida, caotica e metafisica, meravigliosa favola infrangi-generi, alla maniera di Lynch e Tim Burton, quella di “Donnie Darko” sembra davvero mettere in gioco l’esperienza pubblica con quella privata. Cos’è il mondo? Cos’è il proprio universo? Può la fantascienza incrociarsi con le riflessioni esistenzial/giovanili alla Holden Caulfield?

Donnie Darko

Questi fantasmi. A scorrere in un veloce campionario le immagini della scorsa 61a Mostra del Cinema di Venezia, due sono le immagini-forti, le icone/immaginario che si ripetono con quasi assoluta continuità: i paesaggi innevati e la presenza di spiriti. Neve e fantasmi, insomma. Quasi in ogni film, a sottolineare quasi una sorta di maledetta nuova “era glaciale” dei sentimenti e delle passioni, un mondo dove diventa sempre più difficile vivere, sempre più vicino alla propria autodistruzione. E quindi gli umani, in attesa della propria estinzione, si trasformano in ectoplasmi, in anime in pena, e curiosamente i film più belli, colgono questo impossibile punto di vista, quello dei corpi smaterializzati, spappolando la materia e sgretolando l’umano in quanto tale.

Alieni, forse. Eppure così terribilmente veri da risultare “umani, troppo umani”. E forse l’uomo oggi dobbiamo riconoscerlo e ritrovarlo nei meandri oscuri dell’immaginario, nei vuoti tra la vita e la morte, nel tunnel esistenziali di passaggio.

Come succede a Donnie Darko (uno strepitoso Jake Gyllenhall, con Jena Malone – Gretchen, nel film – uno dei volti più interessanti della nuova generazione di attori americani), che una mattina si ritrova addormentato per una strada di montagna, con la bici in terra e la testa completamente fuori. Cosa è successo? Che gli è accaduto? Non  lo sappiamo né noi né Donnie, che però da quel giorno ha delle visioni strane, e soprattutto vede uno strano coniglio alto un metro e ottanta che gli parla e gli dice che mancano solo 28 giorni alla fine del mondo. Donnie è più stralunato che sconvolto, ma una notte lo prende un attacco di sonnambulismo, proprio quando un motore di un aeroplano cade sulla sua casa distruggendo la sua stanza da letto. E Donnie si salva, da questa morte prematura, ma non dalle continue visioni e premonizioni di questo coniglio, mentre tutt’intorno il mondo sembra “fuori di sé”, e lui continua a cercare di applicare la sua razionalità a una scuola e ad un ambiente che sembra averla persa da tempo. Solo Gretchen sembra all’altezza della situazione, piccola ragazza che ha perso il padre e che sembra sperduta nel nuovo ambiente, anche se così forte, così decisa a non farsi schiacciare. Ma Donnie Darko è un ragazzo ormai combattuto: da un lato dalla voglia di avere una storia normale con una ragazza, dall’altra da queste visioni, e dall’improvvisa curiosità per “L’universo tangente” e i viaggi nel tempo, che lo spingono in direzioni inaspettate. Mentre nell’America del 1987 si sta chiudendo, con il duello Bush sr./Dukakis, l’era reaganiana, l’universo di Donnie Darko si espande e si rinchiude in se stesso. I giorni passano, la fine del mondo sembra avvicinarsi, e Donnie sembra quasi voler afferrare tutte le vite possibili e salvarle dal baratro, eppure a stento sa tenere a bada la sua… Cosa scoprirà alla fine di questi incredibili 28 giorni?

Splendida, caotica e metafisica visione del mondo, quella di Donnie Darko sembra davvero mettere in gioco, cosa rara, l’esperienza pubblica con quella privata. Cos’è il mondo? Cos’è il proprio universo? Può la fantascienza incrociarsi con le riflessioni esistenzial/giovanili alla Holden Caulfield?  Possono le storie inventate di schizofrenia e le sostanze chimiche di cui ci si “fa” infrangere le barriere spazio/temporali? Questo piccolo grande esordio del regista ventinovenne (il film è del 2001, visto anche in qualche Festival nella versione ridotta dai distributori e finalmente presentato qui a Venezia nella Director’s cut) Richard Kelly, è una meravigliosa favola infrangi-generi, alla maniera di Lynch e Tim Burton - anche se il regista afferma di ispirarsi al “design e all’umorismo insano e ipnotico di Terry Gilliam” e alla “nudità emozionale dei personaggi di Peter Weir” – che mette in continua discussione tutte quelle certezze con le quali siamo abituati a convivere. E alla fine, ma non vi spieghiamo il perché per non togliervi il gusto, realizza uno dei finali più romantici degli ultimi anni, con un viaggio nel tempo che diviene un vero e proprio moto di salvezza nei confronti delle persone che si amano, quasi un sacrificio cristologico, un volo d’angelo sul futuro, o verso il passato, un incrocio spazio/tempo dove il punto di vista, forse, è quello di un angelo. Che ascolta “Love Will Tear Us Apart”, dei Joy Division. Perchè l’amore ci separerà, ancora una volta.

Titolo originale: id.

Regia: Richard Kelly

Interpreti: Jake Gyllenhall, Jena Malone, Maggie Gyllenhall, Drew Barrymore, Katharine Ross, Mary McDonnell, Patrick Swayze, Holmes Osborne

Distribuzione: Moviemax

Durata: 113’

Origine: Usa, 2001

Scrivi un commento
Captcha

Segnala un commento
Captcha

Sono presenti 0 commenti
 
 

Cerca nel sito

Cerca nel sito



News

BERLINALE 62: La neve apre il Festival
Come 2 anni fa
Luck di Michael Mann, al via la seconda stagione
10 nuovi episodi, in prima visione da gennaio 2013
A Simple Life in sala l'8 marzo
Il film di Ann Hui in concorso a Venezia 68 finalmente in sala
Tom Hanks e Catherine Keener per Paul Greengrass
Nel nuovo thriller Captain Phillips
Debutto USA per Joachim Trier
Il regista scandinavo prepara Louder Than Bombs
Isabelle Huppert e Hong Sang-Soo: In Another Country
La prima foto, il film forse a Cannes
John Lee Hancock adatta Grisham
Ennesima trasposizione di un legal thriller dello scrittore
In partenza il FilmForum Festival
Tra gli ospiti Dominic Gagnon
BERLINALE 62: "Les adieux à la reine" per la serata d'apertura
Domani alle 19.30 al Berlinale Palast
'Corpo celeste' vince l'Ingmar Bergman International Debut Award
La principale rassegna cinematografica dei paesi scandinavi a Goteborg
Oscar: dal 2013 addio Kodak Theatre
 La Kodak ha dichiarato bancarotta.
Cruise presentatore degli Academy Awards
Al Kodak Theatre il 26 febbraio
Presentazione del Box Cassavetes
Martedì 7 Febbraio alla Casa del Cinema
E' morto Bill Hinzman, il primo morto-vivente del cinema
Lo ''zombie del cimitero'' nella sequenza iniziale del film di Romero
Corso Salani racconta Nichi Vendola
mercoledì 8 febbraio proiezione di C'è un posto in Italia
Sentieri Selvaggi presenta i suoi corsi primaverili
Venerdì 10 febbraio, ore 19,30 in Via Carlo Botta 19
No Google per i Brangelina
I figli non posso "googlare" i genitori
I 60 anni di Vasco su "Film Tv"
Alexander Payne, Glenn Close e Berlinale
La neve blocca Muller
Rimandato il cda del Festival di Roma per decidere la nomina
Molte novità Minerva-Rarovideo in DVD
Scorsese, Cassavetes, Ferrara, Loach
Omaggio a Ben Gazzara
Il Salento Finibus Terrae omaggia l'attore scomparso
Operazione Paura a Serravezza
Dal 24 al 27 maggio, il primo festival finanziato con il crowdfunding
Doodle Truffaut
 Per gli 80 anni della nascita del cineasta
MacLaine in "Downton Abbey"
L'attrice sarà Martha Levinson
Tributo a Dario Argento
Hollywood omaggia il regista con una retrospettiva