"La tela dell'assassino", di Philip Kaufman
Kaufman produce un cinema latitante di mordente registico, ritmico, strutturale e definirlo "manieristico" sarebbe tributargli un riconoscimento immeritato, "standardizzato" peggio ancora, perché se questo è diventato lo standard, ovvero il livello medio dell' (ex?) "fabbrica dei sogni" Hollywood allora c'è di che preoccuparsi

Come l'agente Starling è una donna forte che tiene il passo di tutti gli uomini che la circondano, come lei il suo passato familiare la perseguita anche se, invece dello straziante belare degli "innocenti", c'è la crudezza di una foto che ritrae il suicidio paterno seguito all'omicidio materno e come il personaggio che ha sublimato la carriera di Jodie Foster anche il suo è sulle tracce di un assassino seriale. Purtroppo le similarità e i paragoni tra un capolavoro come Il silenzio degli innocenti e il deludente La tela dell'assassino finiscono qui, perché se le premesse potevano promettere bene per "remakare" qualcosa del film di Demme con qualche fruttuosità o avventurarsi per altri lidi partendo dallo stesso porto, niente di tutto ciò si realizza nel thriller di Kaufman. Qui il regista di Terrore dallo spazio profondo, L'insostenibile leggerezza dell'essere, Quills - La penna dello scandalo ma anche del notevole Uomini veri produce un cinema latitante di mordente registico, ritmico, strutturale e definirlo "manieristico" sarebbe tributargli un riconoscimento immeritato, "standardizzato" peggio ancora, perché se questo è diventato lo standard, ovvero il livello medio dell' (ex?) "fabbrica dei sogni" Hollywood allora c'è di che preoccuparsi o, se preferite, avvilirsi. La scarsa cura dei personaggi e della sceneggiatura può essere facilmente sintetizzata in quella ben poco efficace e reiterata strizzata d'occhi ben poco da "Actor's Studio" nella quale si produce la Judd al suo stranito risveglio mattiniero o nei suoi continui sorrisi proprio fuori posto vista la seriosità con cui tutti si prendono davanti alla mdp, senza considerare che si tratta di un thriller e non di una commedia, così come la battuta rivolta alla Judd (che vede assassinate, una dopo l'altra, le sue avventure sessuali di una notte) dal commissario interpretato da Samuel Lee Jackson "sembra che gli uomini ti muoiano dietro!", è una "freddura" che fa fischiare piuttosto penetrantemente le "orecchie" del nostro cervello. E comunque passi per la Judd, ormai confinata nei suoi quattro cantoni attoriali piuttosto stantii, passi per Garcia attore di classe con una carriera a singhiozzi, ma un acting-performer che si chiama Samuel Lee Jackson e acceca la nostra retina di piacere con film quali Unbreakable, Basic, Jackie Brown, lo splendido e recente In my country e naturalmente Pulp fiction, ci fa attraversare la schiena da un brivido poco piacevole quando lo vediamo presenziare a questo film del "già", anzi del "déjà"... vu.
Titolo originale: Twisted
Regia: Philip Kaufman
Interpreti: Ashley Judd, Andy Garcia, Samuel Lee Jackson, David Strathairin, Russel Wong, Mark Pellegrino
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 97'
Origine: Usa, 2004
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