"Ingannevole è il cuore più di ogni cosa", di Asia Argento
Il Cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e Asia è stata capace di conquistarlo con questo film intimo e coraggioso che sotto immagini scabrose con icone di sottocultura americana, si interroga sul rapporto madre/figlio.

L'immagine è ingannevole più di ogni altra cosa, come il cuore biblico che dà il titolo al libro di J.T. Leroy (edito in Italia da Fazi lo stesso degli altri due romanzi Sarah e La fine di Harold) e Asia, che è cresciuta in parallelo con il suo fantasma, nè è consapevole e intelligentemente ci gioca, quasi stupendosi che ancora possa essere considerato maudit drogarsi lasciarsi scappare arrampicarsi cadere. Si diverte a mostrare tutta l'artificiosità dell'altra parte, quella del perbenismo da predicatore fordiano, della fede e dell'amore ubbidiente che proietta nell'alteractress Ornella Muti, con il suo viso angelico e i suoi occhioni azzurri materni apriori.
Al suo primo film americano la Scarlet Diva scende alle radici della netta divisione manichea d'oltreoceano, attraversa gli autogrill con camionisti tatuati e i salotti austeri e ride, quanto ci ride a lasciarsi vedere come una madre mostruosa e pazza che abbandona il figlio saltando di maschio in maschio, si droga mentre il piccolo Jeremiah (nome del profeta firmatario del titolo) venga addirittura stuprato!...
Se l'Asia del 2000 "girava in heavy metal", con il poster dei Metallica in bella vista sopra la porta della cameretta, corpo acchittato con lustrini glam e immagine "hard", quella di The Heart Is Deceitful... è dichiaratemente punk '77: dissacrante come quei Pistols stampati sulla maglietta e nella mente del bambino, provocatoria anche oltre il "buon gusto" dell'intelighenzia liberal, quella che inorridiva di fronte alla maglietta con la svastica di Sid Vicious che "lives" come recita un'altra t-shirt "autoprodotta", a cui canticchia Bandiera rossa come se fosse Maledetta primavera, diabolica come l'icona Marilyn Manson (uno degli amanti, quasi irriconoscibile con i capelli corti), insomma Subhumans tanto per citare un'altra band presente nel film.
Più che "una scelta di campo", la sottocultura anglosassone di cui lo stesso Leroy è ormai parte (e l'edizione italiana si fregia degli osanna di Bono, Tom Waits...), piace pensare che anche Asia senta come unico riferimento "generazionale" che ci appartiene quello del no future '77, che si esprime nella violenza materica più che in qualsiasi altro linguaggio, e il suo corpo con la corsa finale in delirio, nuda, è molto più significante di qualsiasi idea filmica così come il vomito pubblico di Rotten "diceva" molto di più della parola anarchy. Se non fosse per questo si potrebbe anche parlare di una concessione alla forma cinema, dovuto anche alla troupe statunitense, ma lo stesso punk non si era reimposto il modello canzone strofa/ritornello come contenitore base da riempire con la propria materia interiore andando contro lo sperimentalismo progressive? D'altro canto la stessa controcultura (vedi Genova ma anche Seattle) non riesce a superare tecniche messe a punto tra la fine dei '70 e la prima metà del decennio successivo. Siamo lì impantanati; intanto la giovane attrice incinta che cadeva guardando all'icona materna nel finale di Scarlet Diva ora è madre a sua volta e la scelta del romanzo di Leroy più che alle tante immagini provocatorie e di un'America che già Peter Fonda (qui nei panni del padre pastore e pervertito) e la sua generazione avevano smascherato, risente del punto di vista narrativo affidato al bambino. Se come vuole la leggenda Ingannevole è il cuore più di ogni cosa è un racconto autobiografico Asia lasciando da subito lo sguardo a Jeremiah rovescia il punto di vista autoriale e proietta nel personaggio di Sarah tutti i suoi incubi di madre, si interroga su come possa apparire agli occhi della propria figlia e ribadisce che il suo è un cinema intimo, sfogo di proiezioni e esorcizzazioni delle tante a(n)sie possibili, Ricercare confronto e condivisione a qualunque costo, desiderio che emerge con l'appropriazione del look di Courtney Love, altra madre star/punk (ma Morgan è vivo e qui compone le musiche) ma soprattutto paura e desiderio di una creatura a propria immagine e somiglianza sono le tracce che attraversano tutto il rapporto madre/figlio che raggiunge l'apice quando prima abbraccia soddisfatta Jeremiah truccato allo specchio che quadruplica l'immagine Asia/Sarah, poi lo rende complice della sua folle vita.
Il cuore sarà anche ingannevole più di ogni altra cosa, ma è ciò che ci è rimasto e spesso latita, ogni sua apparizione, come in questo caso, ci fa sentire meno soli.
Regia: Asia Argento
Interpreti: Asia Argento, Dylan Sprouse. Cole Sprouse, Michael Pitt, Marilyn Manson, Ornella Muti, Peter Fonda, Winona Ryder
Distribuzione: Gruppo Minerva International
Durata: 97'
Origine: Francia/Giappone/Gran Bretagna/Usa, 2004
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