TORINO 22 - Tra laboratorio ed esplorazione arriva il Torino Film Festival
Omaggi a John Landis, Luciano Emmer, Richar Fleisher, oltre le solite ricerche originali e sperimentali sul cinema di/da tutto il mondo. I Direttori del Festival Giulia D'Agnolo Vallan e Roberto Turigliatto ci presentano la 22a edizione del Torino Film Festival, che quest'anno, dopo due anni al Lingotto, "riconquista" finalmente il centro della città

Come vediamo l'edizione di quest'anno? Anzitutto come un festival "laboratorio", realizzato attraverso un dialogo permanente con chi fa il cinema e chi lo vede. E poi un festival "esploratore", in un momento di mutazione in cui solo l'intrecciarsi di molti percorsi può tentare di rendere conto della diversità e della ricchezza del cinema contemporaneo, che non è più un universo compatto ed omogeneo. Un festival, infine, che vuole costituirsi come punto di riferimento e d'incontro per filmmakers e cinema di/da tutto il mondo ma che, allo stesso tempo, pensiamo e vogliamo rivolto a un pubblico cittadino disponibile a inventarsi a sua volta percorsi personali, in un gioco vivace di libere associazioni e contrapposizioni. E che quest'anno dunque ritorna nel centro di Torino, coinvolgendo otto sale tra Piazza Castello e Piazza Vittorio, lungo l'asse di Via Po, raggiungibili a piedi attraverso i portici.
Di qui l'offerta ampia che proponiamo, dal palinsesto a molti strati, ci auguriamo davvero aperta e curiosa. A cominciare dal Concorso Internazionale, pensato e costruito come scoperta di nuovi autori e che quest'anno ci sembra ancora più diversificato di quello dell'anno precedente, sia nella geografia sia negli stili e nei generi, toccando anche punte eccentriche magari tradizionalmente poco frequentate in "sezioni competitive" piu' canoniche. Un Fuori Concorso dove le punte autoriali europee più alte (Sokurov in prima mondiale, Straub e Huillet, Ruiz, Paulo Rocha) si confrontano con grossi cineasti orientali (Sogo Ishi, Johnnie To, Benny Chan - in tandem con la grande star di Hong Kong Jackie Chan - a cui si aggiunge il giovane Takashi Shimizu) e americani "scoperti" anni fa a Torino - oggi registi affermati che tornano con i loro, applauditissimi, ultimi lavori (Linklater, Payne).
La sezione Americana, cresciuta nel corso degli anni, e diventata centrale nel Festival, dalla quale proviene il film di apertura, Silver City, di John Sayles e che comprende quest'anno alcuni grandi nomi del cinema USA (Soderbergh, Altman, Scorsese, Toback...), insieme a giovanissimi esordienti.
La sezione Detours, infine, che acquista da quest'anno una sua maggiore fisionomia, esplorando il farsi di un cinema nuovo od espanso (anche nelle tecnologie e nei formati, anche nell'essere sempre più apolide) e dove troviamo al lavoro cineasti conosciuti, spesso presenti a Torino (da Tonino De Bernardi a Dwoskin, da Bressane a Jean-Claude Rousseau, da Ciprì e Maresco a Kiyoshi Kurosawa), accanto a nomi nuovi sui quali scommettiamo, scoperte anche per noi inattese. Una sezione che rivolge inoltre, nell'edizione 2004, uno sguardo sul cinema cinese più sconosciuto, quasi una piccola sonda lanciata in un grande paese dove ormai convivono, in un'effervescenza creativa davvero notevole, poetiche e modi di fare cinema tra i più diversi. In modo ancora più accentuato dell'anno scorso, registriamo dunque uno spostamento dell'asse mondiale del cinema verso l'Asia e l'Estremo Oriente: Cina, Giappone, Corea ma anche Filippine, Malesia e altri paesi, oltre al cinema d'azione di Hong Kong, molto rappresentato, tra l'altro con la prima internazionale del nuovo film di Johnnie To e con il nostro film di chiusura, interpretato da Jackie Chan, New Police Story.
E il cinema italiano in tutto questo? Già la retrospettiva completa di Luciano Emmer, autore tra i più liberi, inclassificabili ed eccentrici del cinema italiano, da una parte, e la presentazione, in occasione del cinquantenario, di Viaggio in Italia di Rossellini, film-faro del cinema moderno a suo tempo incompreso (film scelto quest'anno dal Presidente Gianni Rondolino), ci sembra possano significare qualcosa. Continuiamo infatti a scommettere sulla parte più inassimilabile, indipendente, creativa del cinema italiano, così come questo Festival ha fatto fin dalle origini, rivelando nel corso degli anni una generazione di giovani filmmakers alla ricerca di nuovi modi di fare cinema. É il lavoro di ricerca che si compie all'interno delle sezioni Spazio Torino, Spazio Italia,
Concorso Doc e Fuori Concorso Doc. E va quindi segnalato, come fenomeno importante di quest'anno, l'affermarsi incisivo e consistente di una produzione italiana di documentari di lungometraggo, sempre più svincolata dalle costrizioni televisive.
In definitiva un Festival che vediamo non come una "vetrina" ma come una proposta critica in cui diverse idee di cinema possano confrontarsi in modo vivace e creativo. E rispetto alla quale gli omaggi e le retrospettive (il già citato Emmer, Landis, Fleischer, Sganzerla, Gianikian e Ricci Lucchi) conservano quel ruolo centrale, anche di confronto e di puzzle, che ne hanno fatto nel corso degli anni uno dei punti di forza più amati del Festival.
Giulia D'Agnolo Vallan e Roberto Turigliatto
Direttori del 22°Torino Film Festival
Tutto il programma giorno per giorno
Il sito ufficiale del Torino Film Festival
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