TORINO 22 - "Vecchie signore della libertà e three kings della guerra", (Americana)

Scorsese e il critico Kent Jones dirigono "Lady by the sea", omaggio sentito alla statuaria Madre di tutti gli emigranti, compresi gli avi dell'immenso director italo-americano, mentre David O. Russell in "Soldiers pay" "torna sul set" del suo spiazzante e aggettante "Three kings", assetato di scavare veramente su quella sporca faccenda

Quando una fiaccola di speranza nella libertà smette di ardere, un oppressivo cono d'ombra pesta può calare su tutto un popolo. Questo accadde dopo l'11 dicembre 2001 negli Usa quando il simbolo per eccellenza della giovane super-potenza fu chiuso al pubblico: la "signora sul mare", la Statua della Libertà che dal 1886 accoglie senza distinzioni di razza, sesso, credo religioso e politico chi giunge nella Grande Mela. Scorsese e Kent Jones, critico per Film Comment e i Cahiers du Cinéma e già autore col maestro italo-americano del prezioso e toccante documentario Il mio viaggio in Italia, ci raccontano con piglio storicista e umanistico insieme quello che si nasconde tra le pieghe di quella celeberrima veste: valori e ideali che oltrepassano quel concetto di libertà e protettiva accoglienza che sono i primi effetti che irragia. Una pellicola che speriamo contribuisca a forzare i cardini di quelle porte ancora tristemente serrate che impediscono di accedere alla monumentale Lady per riaprire, magari, così anche quelle del cuore di ogni statunitense. David O. Russell, invece, in Soldiers pay "torna sul set" del suo spiazzante e aggettante Three kings, assetato di scavare ancor più a fondo su quella sporca faccenda di guerra che vide la "requisizione" di beni di ogni genere (tv, computer, stereo, gioielli, danaro...) da parte delle forze americane nelle comunità irachene durante la Guerra del Golfo, pratica solitamente associata alla conquista, non alla liberazione di un Paese che versa in gravi difficoltà. Dopo aver girato questo film impertinente sul potere politico, militare, merceologico, mediatico della propria terra in cui quattro militari mettevano le mani sul bottino confiscato a Kuwait City da Saddam Hussein, per consegnarlo alla fine alle truppe irachene in cambio della libertà di un gruppo di profughi, il tutto messo in immagini con un'andatura sconnessa affidata in particolare ad una cinepresa elettrica e alla convulsività del montaggio, con Soldiers pay Russell trasla a inquadrature fisse e ad una fissa determinazione d'indagine documentaristica di segno completamento opposto alla fictionalità e diversamente disturbante, tanto che la Warner Bros., che gli aveva affidato questo progetto in occasione della riedizione in dvd di Three Kings, ha rinnegato la sua scelta d'intervistare veterani della Guerra del Golfo, iracheni riparati in USA, giornalisti, politici e psicologi visto il quadro di corruzione e immoralità emerso e il loro valore detonante a contatto con le vicine elezioni. Così la pellicola è stata prodotta alla fine dal distributore indipendente Cinema Libre Studio. Russell lancia con Soldiers pay il suo sasso nello stagno, dando la propria risposta alla domanda più scottante: "Missione di democrazia o di arricchimento?".

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