Il piacere della bellezza: arte, natura e cinema estetico. La bellezza di un cinema "a tutto tondo"
"Bellezza cinematografica" come perfetta integrazione di mezzi e di idee, di scene e di costumi, di luci e di fotografia, di montaggio o di singole inquadrature. Ma non solo. Bello nel senso di interessante, gratificante, elettrizzante. E tra le mille forme d'arte, quella cinematografica in particolare riesce ad "unire" le differenti bellezze esalta

di Marco Virzi
Il primo autore che mi viene in mente a proposito di questo tema, che non posso fare a meno di citare di getto, è Peter Greenaway con le sue opere dell'ultimo decennio, estremamente intriganti.
Il piacere estetico ha una rilevanza altissima perché coincide con la parte mentale del piacere. Ha una dimensione tutta sua, ampia, definita, che può essere apprezzabile o meno. Questo vale a maggior ragione nel legame con il cinema che in qualche modo riprende queste considerazioni generali.
Vedere il bello, il colore, l'armonia, la luce: nel cinema è possibile da un lato con immagini che comunicano anche senza linguaggio verbale ("Sogni" di Kurosawa); dall'altro attraverso una sapiente miscela di 'visto' e 'parlato' che rende il film ancora più affascinante grazie a una narrazione, un intreccio, una sceneggiatura che, anche se a volte non del tutto lineari o comprensibili (Greenaway), ne esaltano tutte le altre ineccepibili qualità più propriamente estetico-formali.
Bellezza cinematografica come perfetta integrazione di mezzi e di idee, dalle scene ai costumi, dalle luci alla fotografia, dal montaggio alle singole inquadrature. Un tutto curato nei dettagli, nella scelta degli abbinamenti di colore, nella predilezione di certe musiche o autori (Nyman in Greenaway). Piacere della bellezza perché il bello suscita profonda ammirazione, attrazione, sensualità, quindi sollievo, godimento, emozione, sorriso o gioia, piaceri forse mentali, altri più fisici.
Bellezza come filosofia di vita, che un regista o uno sceneggiatore ma anche un critico, può o addirittura deve perseguire nelle proprie opere, attraverso approcci e scelte particolari o significative.
Questa fortunata unione di linguaggi o di strumenti porta a un risultato finale che arreca al momento della visione, al termine e anche in seguito a distanza di tempo, una particolare sensazione di appagamento, che è anche identificazione ma ancora meglio un saziarsi l'anima.

Vedere belle scene, attori attraenti o carismatici, sorridere per azzeccate soluzioni tattiche all'interno del film trovo sia 'bello' nel senso di interessante, gratificante, elettrizzante. Non intendo fare un'apologia dei belli contro i brutti: la bellezza può anche essere presente in un film triste o angosciante, nella perfezione della sua messa in scena, nella pelle d'oca del suo plot narrativo o nel brivido o nella suspense della sua ambientazione.
Preferisco piuttosto soffermarmi, a proposito di questa tipologia di piacere, sulla bellezza nel senso dell'estetica artistica: la bellezza pura e totale di un'opera d'arte in generale come nel caso di una scultura, una fotografia, un dipinto, un'installazione, un'architettura.
E' dalla sapiente fusione di tecnica e creatività che nascono bellezza, valore ed emozione.
Colpi al cuore e alla mente insieme, perché in fondo dimensioni solo apparentemente distinte di un solo soggetto: l'uomo e la natura nel suo complesso e nella sua complessità.
Osservare il chiarore di un'alba, l'azzurro del mare, il verde dei boschi può essere altrettanto immensamente bello quanto vedere i colori di un quadro, la forma di un monumento.
Arte e natura. Uomo e natura. Bellezza e bellezze. E tra le mille forme d'arte, l'arte cinematografica in particolare riesce sapientemente ad unire le differenti bellezze esaltandole.
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