Il (com)piacere

Il cinema sbuca dietro le tue spalle, te lo trovi davanti e lo devi affrontare da solo. Poi però puoi chiedere aiuto

di Fausto Panicali

Il "mangiatore di film" la sera esce di casa. Non è un consumatore come gli altri: di solito è consumato.
Ci sono state alcune critiche che hanno visto nel primo episodio della saga di Matrix una discontinuità tra un inizio dal tema futurologico, volendo anche filosofico, e un seguito che ricalca lo stile di molti film d'azione per poi diventare un video game sulle arti marziali. I fratelli Wachowski hanno recepito il messaggio e hanno eliminato le incongruenze rinunciando alle scene superflui nei successivi episodi, dove mancano gli inseguimenti, l'artiglieria e il ju-jitsu.
Scegli la pillola rossa e digerirai senza problemi. Se ingoi la pillola blu invece ti toccherà pensare e sono affari tuoi.
Il mangiatore di film che la sera esce di casa. A volte ha l'occhio cinico del predatore, altre volte non consuma da solo e ha la disperazione della preda.
Video clip, cartone animato, melodramma. Anche Moulin Rouge in fondo è un film che guarda al futuro; infatti è già pensato per il passaggio in tv: non ti accorgi quasi mai delle interruzioni pubblicitarie. La fotografia è sorprendente, la Ville Lumière somiglia a Las Vegas, ma le canzoni sono fichissime. Solo un incompetente, un superficiale, un anticonformista, un antipatico o uno che ha pagato il biglietto può non apprezzare la genialità dell'opera. Il film apre una nuova strada: si è finalmente capito che cercando bene tra i successi musicali degli ultimi trent'anni si trova abbastanza per fare le colonne sonore di molti film, tutti geniali.
Nel frattempo, non certo per compiacere i fedeli ammiratori, ma casomai se stesso, il grande Greenaway ha creato una trilogia con opere che vanno oltre lo schermo, oltrepassano anche il cinema e non tornano più indietro. Lo schermo che una volta serviva soltanto a riflettere una successione di foto illuminate, adesso diventa una bacheca ultramediale a cui appendere di tutto. Si dice che l'originale regista abbia inserito nella pellicola anche qualcosa di subliminale. Qualche testimone racconta che dopo la proiezione del primo film, alcuni spettatori hanno cominciato a denudarsi e a rincorrersi per la sala mentre altri, i più suggestionati, cercavano l'uscita parlando da soli e scuotendo la testa.
Il cinema sbuca dietro le tue spalle, te lo trovi davanti e lo devi affrontare da solo. Poi però puoi chiedere aiuto.

Noi italiani però non stiamo certo a guardare. Gli americani ci hanno "fregato" Raul Bova, credendo di aver fatto un affare, ma noi abbiamo sempre Stefano Accorsi e soprattutto, abbiamo ancora Gabriele Muccino. Dopo gli adolescenti al primo amore, i trentenni in crisi, i genitori in crisi con figli adolescenti in crisi, immaginiamo che il prossimo film di Muccino sia dedicato ai nonni in crisi: dopo un rapporto difficile coi figli vorrebbero almeno trastullarsi il nipotino, ma il piccoletto è troppo occupato ad eliminare i terroristi con la PlayStation 2 e a spedire le foto con il cellulare "3". I nonni non hanno i numeri giusti. Una chiara e coraggiosa denuncia della condizione amorale e alienata dell'infanzia, combinata con la solitudine della terza età. Anche in questo caso sarà sicuramente un film che farà discutere; un film che anticipa i tempi. Magari creato pensando già ai temi, agli spazi e alle dinamiche del salotto di Porta a Porta. Si dovrebbe intitolare "Ancora tu" oppure "Le cose della vita" o anche, secondo alcuni, "Eppur mi son scordato di te", seguendo l'orientamento recente che spinge a scegliere i titoli dei film come le frasi o i titoli delle canzoni. Poi capita che il contenuto parli d'altro, ma l'effetto giustifica i mezzi. Il titolo tira. Se poi si riesce a incastrarci in mezzo le parole "amore" o "cuore", vale doppio.
Si intravedono già possibili remake, che con un piccolo ritocco al titolo e un cast accattivante potrebbero portare nelle sale anche chi pensa che la pellicola sia quella che avvolge il pollo al supermercato.
Il film La strada di Fellini andrebbe riproposto col titolo "Strada facendo", mentre Miracolo a Milano di De Sica verrebbe probabilmente rifatto col titolo "E voleremo via" (sottotitolo: "Senza ali e senza rete"). Forse si era anche pensato a un rifacimento di "Ladri di biciclette" con il titolo "In questo mondo di ladri" e Stefano Accorsi come interprete, ma l'idea è stata immediatamente rubata e deformata da qualcun altro.
Bisogna realizzare in fretta: la tendenza è inarrestabile e talmente innovativa che forse un giorno sarà Antonello Venditti a scrivere canzoni ispirate ai titoli dei film.
Cercando poi tra i capolavori un po' datati e obsoleti del cinema straniero Aurora di Friedrich Murnau potrebbe diventare "Alba Chiara" (sottotitolo: "Una canzone per te") e L'Atalante di Jean Vigo verrebbe forse rigirato con una colonna sonora che lo renda meno antiquato (infatti Patty Smith non ci stava male) e con un titolo che significhi finalmente qualcosa di comprensibile: "Un tuffo dove l'acqua è più blu" (sottotitolo: "Niente di più").
Il mangiatore di film che di sera si nutre, a volte è vorace, ma la notte poi dorme malissimo.
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