CANNES 58 - Cannes al via...

Dall'11 al 22 maggio, la 58a edizione del Festival di Cannes. I grandi nomi non mancano, come alcune defezioni "ingiustificate". Niente documentari e cartoon in concorso, solo due italiani e cinema sconfinato: dalla Georgia a Tel Aviv, passando per gli indipendenti statunitensi e il mitico "zombie" di Romero.

La 58a edizione del Festival della Croisette (dall'11 al 22 maggio) cambia volto quest'anno. Nessun documentario e cartoon radicali in gara. Sarà forse il festival delle star (oltre 30 probabilmente) ma anche degli assenti più o meno ingiustificati (Howard, Pollack, Gilliam, Chereau, Burton, Spielberg, Ferrara). I francesi, come sempre, la faranno da padrone per il numero di film in programma, senza contare la consueta ondata asiatica proveniente da Cina, Taiwan, Giappone e Sri Lanka. Una trentina di classici restaurati: alcuni di Ozu, Bunuel, Pasolini, Powell, Dean, Pechinpah, Zurlini. A proposito di italiani, in concorso e nella Quinzaine a difendere l'industria nazionale, c'è Giordana e Vicari. Ma i grandi nomi, quelli risonanti che fanno di Cannes sempre il festival più "ricco" sono: Woody Allen, Lucas (con l'ultimo capitolo della saga), Wenders (Don't come Knocking), Cronenberg (A History of violence), Roberto Rodriguez (Sin City), Jim Jarmush (Broken Flowers), Gus Van Sant (Last Days) e l'esordio alla regia di Tommy Lee Jones (The three burials of Melquiades estrada). E ancora: Von Trier, Gitai, i Dardenne, Haneke, Hou Hsiao Hsien, Johnny To.  I numeri come sempre sono impressionanti: ben 1540 film visionati da 94 Paesi e nelle sezioni minori non mancano autori di assoluto valore e attese promesse. Come il messicano Carlos Reygadas (Japon, il film precedente) di Battaglia nel cielo. A Cannes non c'è da meravigliarsi più di tanto se fuori dal concorso principale e relegati (si fa per dire) nelle sezioni minori, troviamo gente come Kim Ki Duk, Ozon, Fatih Akin, Bartas. Gli eventi stracult sono soprattutto due: Sin City di Rodriguez e Miller, ma soprattutto il primo assaggio dell'evento dell'anno, Land of the Dead di George Romero. Rodriguez ha realizzato un noir hard-boiled apoplettico, tratto dalle graphie novel neo-noir di Miller, dove ritorna, quasi irriconoscibile, Michey Rourke. Romero regalerà ai suoi famelici fans quindici-venti minuti dell'ultimo lavoro, come anticipazione del quarto episodio del ciclo "zombie". Ma la squadra statunitense, oltre alle sue punte di diamante, si presenta con almeno altri due nomi da tenere d'occhio assolutamente, all'interno del cinema indipendente: Lodge Kerrigan (Shaven) e Miranda July (Me and You and Everyone We Know). Due nomi poco conosciuti da noi ma che nel loro Paese già se ne parla un gran bene. La conferma riguarda il cinema argentino, ormai negli ultimi anni sempre più presente nei grandi appuntamenti europei. Geminis (prodotto da Pablo Trapero) di Albertina Carri è stato selezionato alla "Quinzaine des Réalisateurs". Nella sezione più controcorrente, si scommette sulle ultime opere di Sharunas Bartas, Joao Rodrigues e sul georgiano Zakareishvili. La vera sorpresa del Festival però potrebbe arrivare dalla sezione "Un Certain Regard", con il film cingalese La terra abbandonata di Vimukthi Jayasundara (scoperto da Cannes) o con l'israeliano (non riconciliato) Avi Mograbi, autore di Per uno solo dei miei occhi.

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