CANNES 58 - "Kilomètre Zéro", (Concorso), di Hiner Saleem

Il regista kurdo, dopo il fortunato "Vodka Lemon", si presenta a Cannes, in concorso. Cinema che si muove sul confine che non esiste, lascia che l'immaginario si perda in un Paese che non c'e', muovendosi tra tragedia e farsa nella sublimazione della staticita' forzata.

L'umorismo e' la grazia della disperazione. Il cinema di Saleem (in Concorso a Cannes) si muove sul confine che non esiste, lascia che il suo immaginario si perda in un Paese che non c'e' senza mai rinnegare l'anima "apolide(stan)". Kurdo di nascita, ormai vive da anni a Parigi, che gli ha dato la notorieta' internazionale con il precedente Vodka Lemon (vincitore a Venezia 2003 della sezione Controcorrente). Il film presentato alla Croisette e' ambientato in Iraq, nel febbraio del 1988, in piena guerra tra il popolo di Saddam Hussein e l'Iran. All'interno, il popolo che nessuno vuole, quello del Kurdistan, perseguitato dai turchi, azzerato dagli iracheni. Un giovane dell'etnia minoritaria spera di poter scappare dalla sua terra con la moglie e il bambino. Ma c'e' di mezzo il padre di lei, immobile sul letto che attende la morte e tiene bloccata la coppia. L'unica possibilita' e' arruolarsi nell'esercito nemico-amico per sperare di varcare la frontiera. Durante una missione a lui assegnata, trava nel suo accompagnatore, autista di taxi, un interlocutore cocciuto e ostinato nella difesa del supremo capo. "On the road" che non perde l'originaria forza implosiva, in cui lo spazio sembra compattarsi. Immaginari confini si alzano tra poesia e segregazione. Bagliori di speranza, come impronte nella polvere. il finale non convincera' proprio tutti, soprattutto chi strenuamente a contrastato la guerra in Iraq. Ma Saleem, pur se discutibili sono le sue posizioni sull'argomento, convince per la capacita' di muoversi tra tragedia e farsa nella sublimazione della staticita' forzata. I segni distinguibili sono gli unici veicoli indispensabili per sferzare l'incupo perpetuo, come quella brandina in movimento che gia' in Vodka Lemon trasportava l'anziano "blurvan" con il flauto ad annunciare tristi presagi. Il tratto e' sempre lo stesso: il passato e' triste, il presente catastrofico, ma per fortuna il futuro non esiste.

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