CANNES 58 - Le prime star al Festival, l'isolamento degli ex-ostaggi di Kobayashi e le radici della musica turca di Akin
Film didascalico ma comunque pienamente coinvolgenti quello di "Bashing" mentre "Crossino the Bridge" appare un'opera incompiuta nella ricerca delle sonorità dentro la metropoli di Istanbul

Apertura sontuosa quella della 58° edizione del Festival di Cannes. Oltre alla Giuria e al cast di Lemming, anche altri illustri ospiti sono saliti sulla scalinata del Palais. Tra questi Catherine Deneuve, il regista Cédric Klapisch, Laetitia Casta e Laetitia Bléger, Miss France 2004. A sorprendere di più peró stata una "strana coppia" statunitense composta da Dennis Hopper e Uma Thurman.
Per il concorso è stato presentato Bashing di Masahiro Kobayashi, cineasta che si era già messo in luce con opere come Bootleg Film (1998) e Koroshi presentato alla Quinzaine di Cannes nel 2000 e che con questo film sembra rifarsi alla struttura dello shomin-geki (dramma della gente comune) del cinema giapponese degli anni Quaranta. Protagonista è Yuko, una ragazza che è stata ostaggio in Iraq e che ritorna in Giappone dopo essere stata liberata. L'ambiente attorno a lei la respinge. Alcuni ragazzi, che l'hanno riconosciuta dalle foto dei giornali, le sottraggono il saccheto con la cena e gliela gettano a terra. Il suo ex-ragazzo la lascia dopo averla trattata male. La situazione precipita quando il padre viene licenziato dalla fabbrica per cui lavora e si uccide. Kobayashi gioca su una narrazione forte - è sua infatti anche la sceneggiatura - anche con un impatto sospettoso per quanto è immediato. Bashing però è anche un film capace di chiudere e isolare i personaggi dentro inquadrature dove lo spazio appare impermeabile: il padre davanti al tavolino con le bottiglie di alcool, Yuko che si chiude nella sua stanza e cerca di liberarsi di qualsiasi contatto con l'esterno come il telefono, nella cui segreteria riceve spesso messaggi d'insulti da anonimi. Film grigio, Bashing, pieno di ombre, di squarci di morte, dove i fantasmi della guerra in Iraq sono opprimenti ma non si vedono mai, ma anche opera su un'integrazione negata, che ri/guarda la tematica della condizione femminile sotto un'ottica più moderna Kobayashi però non lascia questo corpo intrappolato dentro questo set perimetrico, chiuso, ma lascia intravedere degli orizzonti liberi come nei momenti in cui la giovane protagonista guarda il mare. C'è una fuga in Bashing che appare pura utopia ma alla fine si realizza, tramite un cinema anche didascalico ma comunque coinvolgente.

Fuori concorso è stato invece proiettato Crossing the Bridge, documentario realizzato dal regista turco-tedesco Fatih Akin che, dopo La sposa turca, ritorna a filmare, stavolta per intero, Istanbul, per mostrarla non come un documentario visivo ma come per catturarne le sonorità, sia a livello di rumori della città sia soprattutto attraverso i maggiori gruppi o cantanti turchi, tra cui Baba Zula Istanbul Style Breakers, Erkin Koray che raggiunse il successo negli anni Sessanta e ha adattato le musiche dei Batles e i Rolling Stones e soprattutto la più famosa star nazionale, Sezen Aksu. L'approccio di Akin non appare, almeno da un punto di vista teorico, dissimile, da quello di Wenders in Lisbon Story. Soltanto che il regista tedesco si serviva direttamente della figura del tecnico del suono Philip Winter, mentre Akin lascia scoprire i suoni della metropoli turca utilizzando sporadicamente il corpo di Alexandre Hacke, da tempo membro della band Einststurzende Neubauten e che ha scoperto Istanbul quando ha curato le musiche per La sposa turca. Crossino the Bridge vuole essere quasi una ricerca antropologica sulla musica turca, sulla sua tendenza a mantenere la propria tradizione o a uniformarsi alla musica occidentale. Lo scopo di Akin però è solo parzialmente centrato attraverso il recupero di alcuni personaggi centrali, sia del passato, sia del presente, che hanno in qualche modo segnato il panorama musicale turco. Ma il procedimento da documentario musicale è didattico, oggettivamente corretto, ma dentro il quale non si riesce a entrare. Crossino the Bridge invece aveva in sé quella ricerca attraente dove Istanbul viene scoperta attraverso i suoni, progetto anche questo solo parzialmente compiuto.
Nel frattempo, sono state inaugurate anche la "Quinzaine des realisateur" e la "Semine de la Critique", rispettivamente con il giapponese Umoregi di Kohei Oguri e lo statunitense Me and You and Everyone We Know della statunitense Mirando July. Per il concorso invece verranno proiettati Last Days di Gus Van Sant e Where the Truth Lies di Atom Egoyan
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