CANNES 58 - ″È il primo film che giro da straniero... un'esperienza formidabile″. Incontro con Woody Allen.
A Cannes, con ″Match Point″, un film completamente inglese, Woody Allen parla delle riprese, del suo amore per gli attori britannici, della sua preferenza per la tragedia, dei diritti e dei doveri del regista e delle strade che bisogna intraprendere per finanziare un film.

I suoi ultimi dodici film sono delle commedie girate negli Stati Uniti, mentre con quest'ultimo lavoro è tornato al dramma ed in Europa.
Si, in effetti, è il mio primo film inglese girato l'estate scorsa ed è una tragedia noir con solo Scarlett Johansson americana che ha rimpiazzato Kate Winslet. Tutti gli altri attori sono inglesi. È il primo film che giro da straniero. All'inizio ho avuto delle esitazioni: dovevo vivere tre mesi lontano da casa mia, senza la mia squadra abituale. Alla fine devo ammettere che è stata un'esperienza formidabile. Il cielo è spesso coperto a Londra e questo è stato perfetto per il mio operatore. Il cielo londinese offre tutti i giorni dei paesaggi stupefacenti.
Hormis Gordon Willis e Carlo di Palma, con i quali ha lavorato per lunghi periodi, spesso li ha sostituiti. Come mai?
Niente affatto. Sono loro a cambiare spesso registi. Sono talmente bravi che difficilmente li trovi liberi da impegni. Non avevo mai lavorato con Remi Adefarasin Sono rimasto assolutamente soddisfatto della nostra collaborazione.
Perché negli ultimi suoi film ha utilizzato più volentieri attori inglesi e non americani?
Gli attori americani sono tutti, più o meno, degli eroi. Impossibile trovare negli Stati Uniti giovani debuttanti, o quasi, che non abbiano già l'aria del gangster, d'un cow-boy o di un superman. Negli ultimi tempi, sono tutti dei combattenti, assolutamente non uomini medi. Gli attori britannici danno l'impressione di essere dei tipi ordinari. Possono essere dei dentisti, dei professori, uomini della strada, senza problemi. Ho scoperto a Londra professionisti di altissimo livello.
Gli Europei sono sensibili al dramma più degli americani?
Non lo so. In tutti i modi, gli americani non sopportano il dramma. Una tragedia anche al teatro resta sempre per poche settimane in programma. Hanno bisogno continuamente di scappare dal reale per ridere. La commedia rappresenta una soddisfazione gratificante, un'invenzione seducente che richiede allo spettatore ancora meno intelligenza. Tocca un pubblico più largo. Personalmente preferisco la tragedia alla commedia.

Se ama tanto la tragedia perché non ne ha realizzate di più nella sua carriera?
Avrei voluto girare soltanto film tragici. Ma come li avrei finanziati? Negli Stati Uniti è inutile provare. Non si trovano soldi per girare drammi. Quelli che ho girato sono passati per sentieri tortuosi prima di ottenere i finanziamenti.
Qual è stato il suo primo film al cinema?
Bianca neve e i sette nani. Avevo quattro anni. Qualche anno dopo sono stato molto segnato dai film sulla guerra. Andavo al cinema sempre con mio cugino di Brooklyn. Non bisognava essere ricchi per andare al cinema. Il genere mio preferito da giovane era la commedia sofisticata americana. Ero innamorato di Rita Hayworth. La trovava estremamente sexy.
Va spesso al cinema?
Il problema è che a New York i film in lingua non inglese sono rarissimi. Molti dei titoli stranieri sono costretto a vederli in DVD. Distribuire un film a New York è molto difficile. Ci vogliono tanti soldi. Il sistema è veramente sbagliato. Quando sono a Parigi vado sempre al cinema. Parigi è la capitale del cinema. Compro il ″Pariscope″ e vado alle sale in via Champollion. A Parigi ci sono copie assolutamente introvabili altrove.
Ricorda il documentario di Jean-Luc Godard che ha realizzato nel 1987 su di lei, Meeting Woody Allen?
Mi è capitato di discutere di cinema con Godard per una breve conversazione e 24 ore dopo il documentario era fatto. Godard come sempre, ha lavorato soprattutto d'immaginazione. Da tempo che non lo vedo. Lo seguo ormai soprattutto come spettatore. È un artista eccezionale.
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