CANNES 58 - "L'orizzonte degli eventi", di Daniele Vicari (Semaine de la Critique)

Con Giordana (in Concorso), Vicari è l'altro italiano a Cannes. Al suo secondo lungometraggio ("Velocità Massima" è il primo), l'autore si muove sul terreno a lui più congeniale: quello del "docu-fiction". Il circuito segnato però non è di condensazione tra fittizio e reale, ma più che altro di sovrapposizione.

Al secondo lungometraggio (Velocità Massima è il primo), Daniele Vicari si muove sul registro a lui più congeniale: il "docu-fiction". Con Giordana (in Concorso) sono due gli autori italiani a difendere le sorti dell'industria cinematografica. Sotto il "Gran Sasso" c'è il laboratorio fondato da Zichichi, dove si fanno esperimenti di fisica nucleare. Il neutrino come oggetto di studio, la particella più piccola di materia su cui la mente umana può attualmente lavorare. Non che vi siano già delle attuazioni pratiche per le scoperte avvenute, ma per la scienza prima di tutto viene l'ebbrezza della ricerca. Un giovane ricercatore (Valerio Mastrandea) è il responsabile del progetto e il suo lavoro viene prima di tutto, anche prima della sua famiglia con la quale ha interrotto ogni rapporto. Causa un padre costruttore edile, invischiato in affari poco puliti. La durezza e la repressione dei propri sentimenti hanno reso lo scienziato assolutamente impenetrabile. In più, i tempi stringono e bisogna presentare i primi risultati di "Helios". Il sole però è un miraggio, una palla virtuale, un abbaglio che azzera l'esistenza, acceca i pensieri. A tutti i costi bisogna farsi trovare pronti per la conferenza che si terrà di lì a poco, costi quel che costi: pure contraffare i numeri...

Sotto(e)sopra: la prima parte (probabilmente troppo lunga) è girata particolarmente in interni, al chiuso, a 1400 metri sotto terra. La seconda parte si apre alle asperità della montagna, al camminare e soffrire in rapporto con gli istinti e la natura. Più riuscita l'esplorazione del rupestre che scalfisce lentamente la storia ed esprime in modo più convincente la natura documentaristica dell'autore. Almeno sembra che si trovi una chiave di condensazione tra i vari codici più che di sovrapposizione. L'orizzonte degli eventi è oltre il buco nero che risucchia il reale e ciò che sembra reale: è la speranza di poter ricominciare, girarsi indietro e scorgere il nulla che avvolge l'immaterialità dell'esistenza. La separazione tra naturale e innaturale tende all'alienazione e lascia più un senso di contemplazione che scende come lacrime sul volto distante dai sentimenti, dalle emozioni e dalle tortuose curve una volta immerse negli oceani degli eventi.

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