CANNES 58 - "Lavoro sul mito americano dell'uomo che difende la sua casa...". Incontro con David Cronenberg
Il ritorno del regista canadese a Cannes non poteva passare inosservato e naturalmente è tra i candidati alla Palma d'Oro. Vincitore del Gran Premio della Giuria con "Crash" nel 1996 e presente in Concorso nel 2002 con Spider", a Cannes è stato anche Presidente della Giuria nel 1999, l'anno della consacrazione dei fratelli Dardenne.

Il ritorno di David Cronenberg a Cannes non poteva passare inosservato e naturalmente è tra i candidati alla Palma d'Oro. Vincitore del Gran Premio della Giuria con "Crash" nel 1996 e presente in Concorso nel 2002 con Spider", a Cannes è stato anche Presidente della Giuria nel 1999, l'anno della consacrazione dei fratelli Dardenne (presenti quest'anno in concorso) con "Rosetta" del 1999. il punto di partenza di "A History of Violence" è una sparatoria all'interno di un piccolo ristorante di provincia, nel corso della quale il proprietario, Tom Stall (Viggo Mortensen) uccide due malviventi. Tom diviene subito l'erore della cittadina e la sua storia fa il giro dei media. Quando la calma sembra essere ritornata, Carl Fogarthy (Ed Harris) giunge con i suoi uomini, convinto di aver riconosciuto in Tom un vecchio affiliato alla banda. Fogarthy ha un conto in sospeso e per lui è giunto il momento di saldarlo... Erano presenti alla conferenza stampa, oltre al regista, tutti i protagonisti del film: William Hurt, Ashton Holmes, Viggo Mortensen, Maria Bello. Mancava solo Ed Harris.
Quali letture si possono individuare in questo film?
È un thriller interessante perché atipico. Si può prenderlo da diverse angolature, i suoi codici non sono poi così fondamentali, come l'intrigo principale lascerebbe supporre. Gli avvenimenti partono da situazioni assai diverse, sorprendenti e vari. Si può vedere questo thriller anche come quelli di Hitchcock, dove un uomo innocente è scambiato per un altro, da persone senza scrupoli. Un uomo si ritrova senza volerlo in un mondo da cui vorrebbe fuggire. Per un fatto di cronaca, che coinvolge il protagonista, parte questa storia.
A cosa si è ispirato in particolare per questa storia?
Ho lavorato sul mito americano dell'uomo che difende la sua casa, la sua famiglia e il suo paese con un'arma. Questo fa parte della mitologia politica statunitense: quando il Paese deve difendersi, tutti i mezzi sono giustificati. Questo film non vuole essere un esplicito messaggio politico, ma si può interpretare facilmente così, perché è proprio sotto i nostri occhi. Non vuole essere un film di propaganda, ma credo sia necessario una meditazione, credo sia giusto cercare a tastare le proprie emozioni davanti a certe cose.

Come si concilia violenza e cinema?
Quando accetto un soggetto non penso alle questioni morali che potrebbe sollevare il soggetto stesso. Le persone sono violente dopo aver visto un film violento al cinema? Le persone si mettono ad ammazzare dopo essere stati testimoni di un omicidio? Se fosse così, il mondo sarebbe assolutamente invivibile. Il mondo avrebbe un tasso di mortalità elevatissimo. Mi sembra evidente che gli spettatori non riproducono fedelmente quello che vedono sul grande schermo. Quindi penso che questo film vada verso la responsabilizzazione, in quanto solleva la questione della natura della violenza e del suo impatto sulla nostra società.
Può essere, quindi, considerato un soggetto universale?
Per me, è evidente che l'inizio del film descrive, più o meno, una sorta di "Valle dell"Eden", con quelle piccole cittadine della "middle classe". È per questo che posso girare il film interamente in Canada (ride). La storia è inserita nell'America del Nord con tutti i suoi codici, ma le idee che ne scaturiscono potrebbero essere applicate universalmente.
È questo suo humour nero?
Non ho mai pensato che dramma e humour possano essere tra di loro incompatibili. Al contrario, penso che si possa essere dissacranti e seri allo stesso tempo. Il film credo sia soprattutto dissacrante. C'è della tensione in alcune scene, causate da questa interazione tra gli elementi drammatici e gli elementi più divertenti.
E il rapporto tra violenza e sesso?
Il sesso e la violenza sono due istanze perfettamente assemblate, un po' come le uova e il bacon. Credo ci sia sempre un sottinteso sessuale in ogni avvenimento violento e viceversa. Per me risulta naturale esplorare certi aspetti. Come per George Bernard Shaw, che diceva: "Il conflitto è l'assenza del dramma...".
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