CANNES 58 - "Three Times", di Hou Hsiao-hsien (Concorso)
Film sul tempo e sull'amore ma soprattutto film sul cinema, ambientato in tre epoche diverse in cui c'è tutto il cinema di Hou Hsiao-hsien, davvero immenso, estasiante capace di recuperare il cinema delle origini, quello moderno e quello sentimentale classico. Ultimo colpo di un concorso quest'anno di grande livello

L'ultimo grande colpo di un concorso davvero di alto livello. Three Times chiude la competizione di questa 58° edizione del Festival di Cannes e ora si è in attesa del verdetto della giuria atteso per domani sera.
Three Times è un film sul tempo come recupero della memoria. La memoria autobiografica certamente (il primo episodio, quello ambientato nel 1966) ma anche la memoria della storia del cinema (il muto in quello del 1911).
Three Times ovvero tre tempi, tre periodi storici differenti interpretati dalla stessa coppia d'attori, Shu Qi, già protagonista di Millenium Mambo che potrebbe essere una delle attrici più accreditate per il premio all'interpretazione femminile e Chang Chen. Nel primo "tempo", che si svolge nel 1966, Chen incontra May, impiegata in una sala da biliardo che frequenta regolarmente. Si conoscono giocando una partita insieme, poi l'uomo deve partire per il servizio militare. Dopo poco tempo, ottenuto un permesso, torna a cercarla, ma lei si è trasferita. Il secondo "tempo" invece è ambientato nel 1911 e narra la vicenda di un padrone di una piantagione di thé e suo figlio che vogliono riscattare il contratto che li lega a una giovane cortigiana. Comprendendo che il figlio ha messo incinta la giovane donna, M. Chang interviene per accelerare l'accordo. La cortigiana è ormai la concubina del padre. M. Chang intanto parte in Giappone per raggiungere un rivoluzionario cinese in esilio. Il terzo "tempo" è invece contemporaneo e vede protagonista Jing, una giovane cantante che abita con la madre e con la nonna, sta perdendo progressivamente l'uso dell'occhio destro e vive un'avventura amorosa con una coetanea, Micky. Zhen invece è un fotografo che ha una relazione con Jing.
Tre tempi, tre luoghi; rispettivamente Kaohsiung, Dadaocheng, Taipei. Un film sul tempo, si diceva, con precise didascalie che indicano quello dell'amore (1966), quello della libertà (1911) e quello della giovinezza (2005), ma anche un film sull'amore, nelle sue diverse variazioni. Anche se separati temporalmente, i tre capitoli di questo altro straordinario film del regista taiwanese sono invece legatissimi dalle figure dei due attori che, nelle epoche diverse, sembrano reincarnarsi in nuovi personaggi, segno della riproducibilità infinita di un cinema riconoscibile nella sua unicità ma sempre capace di essere moderno, di rimettersi in discussione. Hou Hsiao-hsien recupera l'epoca del cinema delle origini, le forme di quello sentimentale, il ritmo di quello moderno, attraverso un uso della luce che disegna già nettamente l'ambientazione, con impercettibili ma infinite variazioni cromatiche, dove le storie sembrano essere prodotte da quel fascio luminoso tra il chiarore e l'ombra. Three Times però è anche cinema di sonorità, tra i rumori del traffico di Taipei i suoni cadenzati di Dadaocheng nel 1911 e la nostalgia della canzone Smoke Gets in Your Eyes a Kaohsiung nel 1966. Con dentro anche quell'accesa frenesia di Millenium Mambo, quell'ipnosi di Flowers of Shanghai, quell'illusionismo scenico di Il maestro burattinaio e quegli squarci autobiografici di A Time to Live, A Time to Die. Three Times è un'opera immensa che frantuma le barriere del tempo, dove c'è tutto Hou Hsiao-hsien senza nessun compiacimento cinefilo e formale. Se vincesse la Palma, anche ci dispiacerebbe per Cronenberg, Jarmush, Egoyan e Tommy Lee Jones, se la mertiterebbe pienamente.
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