VENEZIA 62 - "Drawing Restraint 9", di Matthew Barney (Orizzonti)
Un mondo che si spinge all'esplorazione dei limiti fisici, cercando di superarli attraverso un'arte multimediale che condensa cinema, videoinstallazione, scultura, fotografia, disegno. Il concetto di creatività interagisce tra i labirinti dello specialismo e dell'estremismo espressivo contemporaneo.

Il film comincia con una processione in una raffineria di petrolio giapponese dove una cisterna piena di vaselina bollente viene trasportata dai cancelli dello stabilimento fino al porto. La cisterna si ferma davanti a un'enorme baleniera in cui viene trasferita la vaselina bollente che viene pompata in un grosso stampo situato sul ponte di poppa. La nave lascia il porto salpando per l'Antartico e nel corso di alcune settimane la massa di vaselina si raffredda. La superficie ormai solida della colata riflette provocatoriamente la condizione mutevole dei mari. I metodi e gli strumenti di lavorazione del grasso di balena vengono ora utilizzati per dare forma alla scultura. Il culmine della storia è toccato con la scena della deformazione della scultura mentre la nave solca le acque dell'Oceano su uno sfondo di iceberg spendenti. Documentarista e artista multimediale, Matthew Barney (al suo secondo lungometraggio dopo Da Lama Lamina del 2002, girato in Brasile durante il carnevale) trova in Biork la sua metà estrema, ricerca della provvisoria epifanizzazione del corpo (i due nel film si fanno a pezzi per poi trasformarsi in pesci) al centro del nucleo vitale. Un mondo che si spinge all'esplorazione dei limiti fisici, cercando di superarli attraverso un'arte multimediale che condensa cinema, videoinstallazione, scultura, fotografia, disegno. Il concetto di creatività interagisce tra i labirinti dello specialismo e dell'estremismo espressivo contemporaneo. Veramente un'opera notevole, forse quasi inedita per Venezia: azzerate le parole, parlano le immagini, la narrazione che evoca il tempo reale e l'opposizione gravitazionale della metafora cinematografica. Tre le fasi: situazione, condizione, produzione. Uno è il ciclo: il sentiero come meditazione sul processo creativo. Il cinema è una sorta di fecondazione trasversale tra il desiderio di creare e la fatica di continuare a creare: un tentativo di rafforzare l'energia creativa senza permettere alla propria pratica di assumere una forma concreta.
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