VENEZIA 62 - "Attente", di Rashid Masharawi (Giornate degli autori)
Nel film di Masharawi una serie di gag spesso riuscite e un piglio aggressivo che ricerca l'empatia dello spettatore, ottenendola senza sforzo, riescono a mantenere l'equilibrio tra leggerezza e urgenza di parlare al presente

È possibile amare, sognare, filmare per gli eterni esuli del mai nato stato palestinese? Se Godard immaginava il cinema come un nuovo paese da aggiungere alla carta geografica, Attente di Rashid Masharawi (anche sceneggiatore con Oscar Kronop) tenta di localizzarlo nel territorio in cui sangue e utopia, linfe vitali del cinema, si intrecciano con drammatica ineluttabilità: la striscia di Gaza. La formula è quella del film da fare come patria da costruire: un regista, insieme a una giornalista televisiva e un operatore detto "Lumière", attraversa i campi profughi di Giordania, Siria e Libano in cerca di attori per il Teatro Nazionale Palestinese in costruzione. Il soggetto dei provini è l'attesa, metafora trasparente e pretesto per una sfilata di caratteri nel cui volto è leggibile, miracolosamente leggero, l'irriducibile vitalità della disperazione. Nel tentativo di sfuggire a un finale già scritto, il film è infatti un'ipotesi di commedia in lotta per non rassegnarsi ad essere "uno dei soliti drammi sulla liberazione della Palestina": una serie di gag spesso riuscite e un piglio aggressivo che ricerca l'empatia dello spettatore, ottenendola senza sforzo, riescono a mantenere l'equilibrio tra leggerezza e urgenza di parlare al presente, requisito che sembra stare particolarmente a cuore a questa Venezia mulleriana percorsa da terrori e presagi. La scena della perquisizione al check-point avrà causato più di un deja-vu agli spettatori del festival, potenziali bersagli dei cecchini appollaiati sui tetti del Casinò come sul muro eretto da Sharon; un cinema come specchio immediato, controcampo critico della diretta televisiva e al pari di questa narrazione continuamente in progress, cinema da fare e rifare continuamente come le case abbattute dai caccia israeliani, come il Teatro nazionale Palestinese, da aggiornare continuamente come questo sito, in attesa di una forma definitiva che non è di questi tempi e che non vedremo mai.
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