VENEZIA 62 - "Casanova", di Lasse Hallström (Fuori Concorso)

Stereotipo cristallizzato, l'uomo e l'ombra discendono mestamente tra i richiami dello spirito settecentesco e delle passioni consumate senza ritegno. il regista svedese di "Chocolat", si perde nella commedia romantica, e nel divertimento puro mortificato dall'assenza di drammatizzazione letteraria e visiva.

Stereotipo cristallizzato nelle vesti di sciupadonne, viaggiatore intrepido, baro, spia infingarda, l'uomo e l'ombra discendono mestamente tra i richiami dello spirito settecentesco e delle passioni consumate senza ritegno. Il casanovismo, una vera e propria dottrina esegetica, svilita dal cinema di Hallstrom, consumatore esagerato dell'esistenza, mestatore che con vanagloria prova a consolare lo sguardo, perché giustizia venga fatta sul mito. Autore discontinuo (non male Ancora una volta o Buon compleanno Mr. Grape), il regista svedese di Chocolat, si perde nella commedia romantica, e nel divertimento puro mortificato dall'assenza di drammatizzazione letteraria e visiva, lasciando scorrere l'inesorabile volgere del tempo. Il  seduttore più famoso del mondo, uno spaccone, maestro di travestimento e arguzia, sembrava poter dominare tutti i sentimenti femminili, fino a quando non incontra uno degno avversario: Francesca Bruni, bellezza veneziana che uso uno pseudonimo per pubblicare i suoi scritti "eretici" contro la società maschilista e povera di pensiero. Attraverso una serie di abili stratagemmi, Casanova riesce ad avvicinare Francesca in una sfida tra le più pericolose che abbia mai dovuto affrontare. Gli farà mettere a repentaglio non solo la vita e la reputazione, ma anche la possibilità di arrivare finalmente a una vera passione. Questo cinema abolisce la la biografia del suo creatore, non la disorienta, non la disorganizza, non la riduce in frammenti che vengono poi ricomposti in un corpo irriducibile. La vita di un uomo di qualche valore è una continua allegoria: si può decidere di sbarazzarsene, ma in tal modo si finisce preterintenzionalmente per collaborare con la realizzazione di una morte annunciata. L'ispirazione e la bellezza che la Venezia del potere temporale rifletterebbe sullo schermo, attraverso l'interpretazione, la scena, la fotografia, attraverso tutta la cura che Hallstrom sciorina,  presume la conoscenza dell'imperscrutabilità dell'origine del mito, delimitando il valore nel suo contenuto, nel significato ultimo della sua vita.

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