VENEZIA 62 - "Brick", di Rian Johnson (Settimana della critica)

L'intento è quello di costruire una nuova iconografia del genere noir che avrebbe potuto costituire un grosso rischio facendo scivolare il film tra le pieghe del discutibile ibrido, ma Johnson lavora e il suo hard - boiled giovanile rifiuta qualsiasi clichè giovanilista.

L'originale idea di Rian Johnson è quella di ambientare il noir in un college della California, piuttosto che tra le strade di una qualsiasi metropoli. L'intento è quello di costruire una nuova iconografia del genere e a questo proposito risultano chiare le sue dichiarazioni: "...la decisione è stata dettata solamente dalla volontà di distanziarci dalla tipica iconografia di un genere ormai ben noto...".

Il sipario di questa detective story alla Hammet o alla Chandler, se preferite, si alza sul corpo senza vita di Emily e su Brendan, il suo ex ragazzo che lo guarda disperato, la sua personale indagine per scoprire la verità di quella morte, lo porterà a rischiare la vita.

Tutti evidenti e ragionevolmente presenti gli ingredienti del noir, dal boss al criminale sulla via della redenzione, alla femme fatale, vero motore sotterraneo della storia, al duro senza senno. Ma sono tutti giovani protagonisti, poco più che teen - ager che, trapiantati dentro questo plot, paiono così distanti da ogni clichè giovanilista che è tanto di casa nel cinema di questi anni.

Rivoltare questi luoghi comuni all'interno di un genere, così consolidato e utilizzato come il noir, avrebbe potuto costituire un grosso rischio facendo scivolare il film tra le pieghe del discutibile ibrido. Ma Johnson lavora bene e se non si ritrovano le atmosfere hammettiane dell'hard boiled con le strade umide, troviamo una storia avvincente che apre nuove e interessanti prospettive narrative. La complicità degli attori aiuta al raggiungimento del risultato finale. Joseph Gordon Levitt (Mysterious skin) ha tutti i numeri per condurre la sua pericolosa indagine con quel tanto di ragazzo di vita e un po' un Bogart da liceo e il film accentuerà la sua fama di "maudit" al di fuori di qualsiasi star system, Nora Zehetner è una dark lady di tutto rispetto e Noah Fleiss un credibile duro senza cervello.

Non trascurabili le ambientazioni e gli spazi utilizzati, tutti in qualche modo teatralmente marginali e non luoghi per definizione. Anonimi parcheggi, prati periferici, bordi di strade senza nome accompagnano la detection del protagonista.

Nessuna intenzione sociologica guida la mano di Johnson, i giovani gangster hanno solo conquistato uno spazio nella nostra memoria.

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