VENEZIA 62 - "Persona non grata", di Krystoph Zanussi, (Concorso)
È sempre arbitrario sostenere che un film sia un'occasione perduta, ma qui Zanussi perde davvero l'attimo per dirigere un'opera, anche composta, magari sulla elaborazione del lutto o sentimentale sulla memoria invece si tratta solo di una lunga attesa e il film finisce quasi dove dovrebbe cominciare.

Il cinema televisivo di Krzysztof Zanussi non lascia spazio all'immaginazione, I suoi frequenti primi piani, che non hanno la funzione di annullare le distanze con lo spettatore, raggelano, invece, la narrazione chiudendo le porte a qualsiasi fantasia immaginativa. Un lavoro analogo a quello del mezzo televisivo per il quale potrebbe essere destinato. Un'opera composta, troppo composta, nella sua distante rigidità, in cui si raccontano le vicissitudini di Victor, ambasciatore polacco in Uruguay, dopo la morte della moglie. Gli intrighi dell'ambasciata accentueranno le ossessioni di tradimento, ma nel contempo sembrano distrarlo dal dolore che invece, cova segreto e si manifesta nell'inaspettato epilogo.
È sempre arbitrario sostenere che un film sia un'occasione perduta, ma qui Zanussi perde davvero l'attimo per dirigere un'opera, anche composta, magari sulla elaborazione del lutto o sentimentale sulla memoria, invece si tratta solo di una lunga attesa che si risolve nel finale (ma proprio finale) il che ne fa un'opera godotiana dove si vive nell'attesa della soluzione, dell'accadimento. Ma il film finisce quasi dove dovrebbe cominciare.
Appare peraltro incomprensibile l'ambientazione sudamericana che nulla aggiunge (e nulla toglie) alla storia e che pare in fondo solo un pretesto del tutto occasionale e senza legami con il mondo interiore di Victor. Zanussi avrebbe avuto nelle sue corde un film introspettivo e non a caso le parti più interessanti del film sono proprio in cui egli indaga sul passato della moglie, quando sospetta del tradimento di questa con il suo amico e ministro russo interpretato da un Nikita Mikhalkov in splendida forma gioviale e spregiudicato e che suscita, forse, le invidie di Victor incerto e dimesso davanti a lui, e qui ha ragione Zanussi che ha sottolineato che il personaggio rappresenta gli aspetti contraddittori della Russia.
L'eleganza formale (ancorché televisiva) non basta a suscitare le emozioni è forse necessario il caos per dare forma ai sentimenti e il regista polacco pur spendendo molto in perfette geometrie esistenziali ha smarrito la strada della passione.
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