VENEZIA 62 - "Le fiabe fanno parte del mio mondo, fatto di fantasia e di elementi straordinari... hanno sempre avuto la funzione di esorcizzare le nostre paure...". Incontro con Terry Gilliam.
Terry Gilliam con "I Fratelli Grimm" (Matt Damon e Heath Ledger), ritorna ai viaggi di mondi immaginari, immersi tra visioni al confine tra meraviglia e paura.

Terry Gilliam con "I Fratelli Grimm" (Matt Damon e Heath Ledger), ritorna ai viaggi di mondi immaginari, immersi tra visioni al confine tra meraviglia e paura. Grande appassionato di fiabe, l'autore trova il modo di mescolare lo humour tetro e irriverente dei Monty Python con la tradizione dei racconti popolari dei celebri narratori tedeschi, commedia e fantasy, horror e love story, razionalismo illuminista e antiche superstizioni. Il film non narra la vera storia dei fratelli Grimm, ma le rocambolesche avventure dei due, invischiati e imprigionati nelle loro stesse storie che raccontano. In piena era napoleonica i due "ghostbusters" dovranno vedersela con una strega malefica, interpretata da Monica Bellucci, tra i continui riferimenti alle celebri fiabe quali Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel, frutti della creatività dei Grimm.
Perché ancora una volta ha scelto di cimentarsi con le fiabe?
Le fiabe fanno parte del mio mondo, fatto di fantasia e di elementi straordinari. Siamo approdati a una sceneggiatura in cui credevo profondamente, basata sull'idea che si creano personaggi molto reali in un mondo reale, nel momento in cui gli elementi fiabeschi estranei e spaventosi iniziano a insinuarsi e a prendere il sopravvento, il pubblico crederà incondizionatamente in questo mondo e si divertirà ad esplorarlo.
Può parlarci della struttura del film?
Dobbiamo questo film soprattutto ai fratelli Grimm, anche se non parla delle loro vite autentiche. Fondamentalmente abbiamo ideato una favola su di loro in cui essi, inizialmente, appaiono come due giovani moderni ed eroici che viaggiano di villaggio in villaggio liberando la popolazione da troll, streghe e da ogni sorta di incubi fantastici, ma ben presto capiamo che si tratta di un'astuta truffa. Nel frattempo, l'esercito napoleonico che ha invaso
In tutto il film troviamo riferimenti a Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel, Raperonzolo, e ad altre storie dei Grimm che il pubblico conosce bene. Anche se, effettivamente, esistono diverse centinaia di fiabe raccolte dai fratelli, volevamo attenerci a quelle che meglio accendono l'immaginazione del pubblico.
Quanto crede che le fiabe possano aiutarci a vivere meglio?
Le fiabe hanno sempre avuto la funzione di esorcizzare le nostre paure e le fantasie più oscure ed anche di sostenere la nostra speranza nel lieto fine. Sono convinto che le fiabe debbano necessariamente presentare pericoli innumerabili e angoscianti per smuovere le cose. Forse l'idea è che se si sopravvive alle fiabe, si è preparati ad affrontare il mondo reale.

Oltre alla passione per le fiabe, cosa si proponeva maggiormente di raccontare?
Ero molto interessato al grande conflitto tra le credenze nella fantasia e le idee illuministe che si irrigidirono in un totale scetticismo nei confronti di qualsiasi cosa misteriosa. Abbiamo dato molto spazio a questo nella storia e, naturalmente, il conflitto perdura fino ai giorni nostri.
Dove ha girato?
Dall'inizio ci siamo resi conto che, per conferire al film un'atmosfera da fiaba, non potevamo girare in una vera foresta o in un vero villaggio perché non esisteva nulla di simile, dovevamo costruire ogni elemento. Per cui abbiamo creato quasi tutto dal nulla, realizzato castelli e fattorie, portato un'intera foresta di alberi in uno studio, addestrato corvi e cavalli, creato centinaia di modelli. Questa è risultata di gran lunga la più grande produzione che abbia mai realizzato.
Come è andata con Matt Damon e Heath Ledger.
Per me Matt e Heath rappresentano ovviamente il cuore del film ma inizialmente avevo pensato di far interpretare a Matt il fratello più timido e sensibile, mentre Heath avrebbe vestito i panni di quello più estroverso. Non ho mai visto nessuno lavorare tanto quanto ha fatto Matt per diventare un personaggio così diverso dal suo vero modo di essere e anche da tutto ciò che ha fatto precedentemente. La sua recitazione è del tutto inconsueta e spero che il pubblico provi la stessa emozione che ho provato io.
Quale attrice se non Monica avrebbe accettato di aver 25 e 500 anni in un film sottoponendosi ad un feroce make-up capace di incartapecorirle il viso fino a renderla una orribile strega? Ama giocare con la propria immagine di diva, ma quando i riflettori si spengono diventa davvero se stessa, la ragazza semplice e simpatica della porta accanto. Come potevo dirle di no? A Città di Castello siamo anche vicini di casa...
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