VENEZIA 62 - "Verso il grande silenzio" (Die grosse stille) di Philip Groning (Orizzonti)
Un documentario affascinante e mistico sulla vita del convento francese di Le Grande Chartreuse. Ma anche un opera originale che trascende il linguaggio filmico e trasforma le immagini silenziose in presenze assolute.

Una lunga attesa. Esattamente venti anni, è questo il lasso di tempo che ha separato il regista tedesco Philip Groning dal suo progetto all'effettiva realizzazione. Un'ambizione congelata in attesa di accedere in uno dei luoghi più isolati d'Europa. Forse è proprio il tempo la chiave di lettura di questo documentario. Non l'ossessione tutta contemporanea per la velocità: corrente indistinguibile di avvenimenti, volti, parole, suoni ma il tempo biologico dell'essere. Le stagioni della natura, i ritmi della vita monasteriale, le preghiere scandite dal suono delle campane. Scene di vita raccolte e difese da un silenzio che ha tratti sa trasformarsi in mistico vento che avvolge i luoghi di una bellezza ultraterrena. Lontano dal mondo, dalla civiltà, dagli affetti, l'austero e inaccessibile monastero alpino di Chartreuse è un organismo in delicato equilibrio con gli elementi che ne raccolgono le poche voci. Un cuore pulsante nella valle imbiancata dalla neve alpina. Uomini che raccontano con in loro solo sguardo una scelta, profonda e consapevole della vita monastica. Un dialogo continuo e personale con la propria spiritualità, con il proprio essere, in cammino verso il destino. Verso il grande silenzio è un documentario che riesce a segnare questo tempo. Nulla è lasciato alla semplice impressione naturalistica, ogni singola inquadratura respira l'atmosfera del luogo, ne dilata i limiti fisici e si proietta in un lungo flusso immateriale defluendo nel sonoro stesso del film: il silenzio. Niente musica, a parte i canti gregoriani, niente interviste, niente voce narrante, azzerata ogni forma di drammaturgia, la macchina da presa è un ospite invisibile all'interno delle mura, diviene parte integrante della piccola comunità monasteriale. Riesce così a raccontarne non solo la semplice quotidianità, per altro di straordinario valore, ma a raggiungere la profonda spiritualità del luogo: a identificarsi con il freddo vento alpino, con l'immortale silenzio della preghiera, con la volontà di chi ha voluto vivere nella contemplazione
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