VENEZIA 62: "Le differenze tra la vendetta maschile e quella femminile? Sicuramente un uomo per farsi giustizia non avrebbe mai scelto con tale cura come Lady Vengeance una pistola così bella". Incontro con Park Chan-wook e Lee Young-ae
L'abbacinante chiusura della trilogia sulla vendetta del grande regista coreano ha per protagonista una finta dark-lady, innocente ma in cerca di espiazione. Ne hanno parlato il regista e l'attrice protagonsita di "Sympathy for Lady Vengeance"

Geum-ja ha 20 anni quando diventa tristemente famosa per il rapimento e l'efferato omicidio di un bambino. Bella come una diva del cinema nei 13 anni di prigione diventa quasi un eroe popolare, per scoprire una volta uscita che il colpevole di quella morte e di numerose altre piccole vite è il suo ex insegnante.
Il film sarà distribuito in Italia?
Park: Certamente, sono ben felice di annunciare che il suo distributore sarà la Lucky Red.
Innanzitutto dove raccoglie materiale per immagini così particolari, così forti e personali?
Park: Ho dei principi e delle regole per elaborare e realizzare le mie personali concezioni delle vendetta, non cerco assolutamente di mostrare una violenza veicolata nella vendetta fine a sé stessa, ma cerco sempre d'indagarne le motivazioni più profonde.
Se il film dovesse arrivare negli Usa come sarebbe accolto secondo lei?
Park: In Asia il film sta andando molto bene e credo continuerà su questa strada. Ora con la vetrina veneziana si apriranno anche le porte per una circolazione europea alla quale tengo in modo particolare. Per quanto riguarda invece una distribuzione in Usa so che già sono stati in parte proiettati alcuni miei film da quelle parti, ma che il pubblico era quasi esclusivamente di cinefili. Mi farebbe piacere che, come accadde nel resto del mondo, il pubblico americano dimostrasse una nuova apertura verso cinematografie emergenti e meno spiccatamente commerciali come la nostra.
Perché questa scelta di una protagonista femminile, dopo che i due precedenti capitoli avevano uomini al centro del racconto?
Park: In parte è una scelta che nasce dal desiderio di concludere questa trilogia con una minore dose di violenza e di cieco odio. In parte perché, così, sono riuscito a chiudere il cerchio, mostrando due parti complementari ed estremamente distanti dell'attuazione della vendetta nell'essere umano. Mentre nell'uomo è qualcosa di primordiale, la vendetta nella donna è qualcosa di più cerebrale ed elaborato.
Che sensazioni le ha dato affrontare questo ruolo?
Lee: Non posso dire che sia stata la mia migliore interpretazione, questo lo lascio eventualmente al pubblico, ma è certo che ce lo messa tutta e sono state toccate molte corde del mio modo di sentire e vedere la vita e la morte. Intanto ho saputo che la stampa qui a Venezia è stata molto soddisfatta della mia performance e questa già mi basta.
Come si vendica una donna rispetto ad un uomo?
Park: Tra le tantissime differenze come quella di base alla quale poco fa accennavo, quelle più macroscopiche sono che sicuramente un uomo per farsi giustizia non avrebbe mai scelto con tale cura come Lady Vengeance una pistola così bella e, ancor più, che un uomo se avesse scoperto come lei, dopo aver scontato 13 anni di prigione, il vero colpevole non avrebbe mai lasciato ai familiari delle vittime la possibilità di vendicarsi ma avrebbe agito in prima persona facendosi giustizia da solo.

Da dove proviene il tema dell'espiazione nella vendetta, che nei precedenti due capitoli era completamente assente?
Park: La vendetta in questa chiusura della trilogia possiede un sapore diverso, particolare, perché è più conforme alla sensibilità femminile l'aspirazione all'espiazione. Quel che conta, infatti, sopra tutto non è il risultato ma la tensione al suo raggiungimento. Il pubblico deve uscire dalla sala nutrendo un sentimento di pietà per la protagonista e avendo acceso in sé un sentimento di speranza.
Cosa pensa della tendenza a fare remake nel cinema Usa?
Park: Se il regista è sicuro di apportare delle novità, di rivisitare con sguardo nuovo temi, personaggi, situazioni dell'originale allora ben vengano, ma quando vengono fatti col risultato che si tratta semplicemente dello stesso film, solo in una lingua diversa allora l'operazione non ha veramente senso.
Lei a 20 anni, l'età in cui il suo personaggio viene arrestato, cosa faceva?
Lee: Certo non pensavo di diventare un'attrice ed essere un giorno qui alla Mostra di Venezia, la mia era una normale vita da semplice studentessa.
Pensa sia più crudele una donna nella vendetta?
Lee: Ritengo che abbia una sensibilità, una visione della vita piuttosto diversa da quella di un uomo e di conseguenza un modo di concepire ed applicare la vendetta differente, non so se più crudele o non, dipende dai punti di vista. Comunque so che il mio personaggio al pubblico di Hong-Kong ha suscitato sentimenti molto forti, come la passione e la compassione.
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