Venezia 62 - La faccia onesta dell'America. Incontro con Ron Howard

"Cinderella man" il film fuori concorso di Ron Howard, è una storia di lotta e di onestà che ricordando il passato può servire a ragionare sul presente. A presentare il film anche Russel Crowe e Renée Zellweger.

Cinderella man  il film di Ron Howard è passato sugli schermi di questa 62° edizione della Mostra veneziana nel Fuori Concorso. Un appuntamento che riconcilia con il cinema classico per raccontare la drammatica storia di Jim Braddock, pugile degli anni '30 e personaggio che diventò un simbolo dei diseredati negli anni tristi della grande depressione.

Accolti con l'entusiasmo riservato alle star, con dieci minuti di ritardo sull'orario fissato, fanno il loro ingresso nella sala degli incontri con i giornalisti il regista Ron Howard e i due protagonisti Russel Crowe e Renée Zellweger.

L'interesse si rivolge subito al film e al rapporto del regista con gli attori.

 

Il suo rapporto con gli attori australiani: Kidman, Blanchett e ora Crowe com'è stato?

Ho lavorato sempre con piacere con gli attori australiani e per quanto attiene al mio rapporto con Russell è stato ottimo e devo dire che tutti hanno una caratteristica che li accomuna ed è quella della loro personale ricerca della verità e questo lavoro che ammiro, di solito, serve al film.

 

Questo film sulla Grande Depressione è servito a mutare le sue opinioni nei confronti della povertà?

Sono d'accordo con Russell (Crowe n.d.r.) e credo che l'abbondanza non sia un diritto di nessuno e penso che ogni risorsa, ogni bene materiale disponibile, debba essere più equamente diviso tra la gente. È fuori di dubbio che alcuni argomenti del film siano legati alla storia attuale degli Usa e mi va bene che si faccia questo parallelismo. D'altra parte questo paragone nasce dal fatto che gli Stati Uniti vivono, in questi anni, l'ansia dell'avvenire, per cui capisco la ragione che spinge a pensare a questo parallelismo e forse in fondo può anche servire, però va principalmente ricordato che questo è un film sulla lotta, una storia che racconta della lotta, anche per la vita. In altre parole non ho fatto il film per parlare del presente guardando al passato e quindi non bisogna spingere questo confronto troppo oltre.

Voglio comunque aggiungere che proprio perché la ricchezza non può essere considerata qualcosa di scontato, secondo me è giusto che la gente ricordi la sofferenza e quel periodo della storia del nostro Paese e questo film serve anche a questo.

Ma Cinderella man è anche una vicenda sulla sfida e sulla vittoria raggiunta in modo onesto ed è sempre bello vedere al cinema una storia in cui, alla fine, si vince in modo corretto. Mi sembrava giusto oggi raccontare la storia di un uomo onesto dai saldi principi etici.

Nel film c'è un uso molto particolare della fotografia che è molto scura perché questa scelta?

Abbiamo discusso a lungo con i produttori del film prima di adottare definitivamente quella decisione. In realtà noi, io per primo, volevamo una resa fotografica che restituisse molto del clima sociale dell'epoca proprio perché doveva trasmettere al pubblico quella idea di sofferenza e di durezza quotidiana della vita. Abbiamo lavorato molto su questo aspetto, abbiamo studiato la realtà dell'epoca. Ci serviva una fotografia che rendesse l'idea della semplicità e della concretezza nello stesso tempo e quindi abbiamo concordato sul fatto che per il nostro lavoro ci serviva una luce cruda, efficace. Così abbiamo scartato qualsiasi ipotesi che ci portasse ad una scelta di luci soffuse che alleggerissero l'atmosfera ed è per questa ragione che abbiamo optato per quella scelta. In realtà abbiamo fatto ogni sforzo, da quel punto di vista, per esprimere la verità e speriamo di esserci riusciti.

 

Qual è il rapporto con il personaggio del film e soprattutto si è mai trovato all'angolo nella vita come è accaduto a Braddock e come ha reagito?

Devo dire che, in realtà, la mia vita non è mai assomigliata a quella di Jim Braddock. Quando lavoravo come attore pensavo e immaginavo che avrei fatto il regista, in realtà ho sempre lavorato per quello, e quando lo dicevo i colleghi mi prendevano in giro. Forse è stato quello l'unico periodo davvero difficile. Quando ho cominciato a dirigere film tutti mi dicevano che avevo fatto l'errore della vita. In realtà in quegli anni non era frequente che un attore passasse dietro la macchina da presa. Ma ho superato quel momento anche grazie all'aiuto di mia moglie che ha sempre creduto nel mio lavoro.

 

Quali sono state le reazioni del pubblico e della critica negli Stati Uniti davanti al sua film?

La critica ha accolto con vero entusiasmo questo film, ma anche la reazione del pubblico è stata ottima, anzi devo dire che sono davvero fiero della reazione degli spettatori e forse non mi aspettavo un esito così positivo e anche questo non può essere sempre considerato come qualcosa di scontato.

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