Venezia 62 - "Wuqiong dong" (Perpet motion), di Ning Yiang (Orizzonti)
Dramma borghese dalle geometrie figurative a volte maniacali, "Wuqiong dong" mette in mostra le qualità della regista cinese Ning Yiang che ha studiato il Italia e già assistente di Bertolucci. L'apparente successo della Cina di oggi fa da sfondo all'indagine psicologica dei quattro personaggi femminili.

Interno borghese, in Cina, oggi. Niuniu ha scoperto il tradimento del marito. Invita le amiche di cui sospetta per la festa di primavera e sarà l'occasione per le donne di raccontare se stesse. La verità emergerà ma quando non servirà più.
Il film della Ning Ying, scorre sui binari del dramma borghese dalle geometrie figurative a volte maniacali frequentemente dedicate ai particolari (vedi l'uccisione della gallina o il pranzo tra le donne). La trasformazione dei costumi in Cina è la sottotraccia del film. Lo si avverte nei comportamenti, spregiudicati e confessori delle donne che senza reciproco scandalo e senza imbarazzo raccontano le proprie fantasie, le avventure con gli uomini che hanno avuto, ma anche delle storie della loro vita. Sullo sfondo questo paese in cui ormai è avvenuto il salto nel benessere e in cui si può perfino cominciare a pensare di fuggire dalla città, inquinata e caotica, per rifugiarsi nella più tranquilla campagna. I simboli del comunismo sono relegati in una polverosa soffitta restando solo cimeli di un passato che sembra lontanissimo. Ma ciò che interessa all'autrice non è solo questo, anzi è soprattutto indagare sulla psicologia femminile evidenziando il peso che le vicende politiche e le storie personali hanno avuto nella vita di ciascuna di loro. Il film coglie il segno proprio in questi passaggi sottolineando, con efficace ironia, il senso sottile di sconfitta che aleggia sulle esistenze di queste donne di successo della nuova Cina. Diventano interessanti le parole dell'autrice: "... sentivo il bisogno di portare alla luce le spinte che stano dietro l'apparente successo della nostra epoca...". Un film da camera che lavora in modo sotterraneo, scavando con perizia i volti dei personaggi anche grazie ad una fotografia limpida e livida che si accentua nella drammaticità dei piani ravvicinati delle quattro protagoniste. L'affermazione e l'emancipazione della donna passa anche attraverso queste forche gaudine del dramma e del sospetto e la lunga e orgogliosa passeggiata finale delle donne che attraversano la città, pur risultando un vecchio espediente narrativo con forti rimandi metaforici, riesce a caricarsi di nuovi significati e magari farci sperare che da queste donne possa (ri)partire un autentico progresso.
Ning Ying ha studiato in Italia, presso il nostro Centro sperimentale, attiva come regista anche di documentari dal
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