VENEZIA 62 - "Parabola", di Karim Ouelhaj (Giornate degli Autori)
Opera prima del regista belga, autore di documentari, pubblicità e videoclip (e si vede). Sguardo inatteso e disturbante sul e dell'Occidente. Tre donne legate da un'immensa amicizia come particelle, entità ultime indivisibili: si lotta per coprire i vuoti della materia e non c'è fine al gioco.

Intreccio di destini di tre donne in un Paese europeo che non dà scampo, visti, a riflettere la crudeltà del racconto, nelle tinte seppia di un'immagine quasi bruciata. Opera prima del regista belga, autore di documentari, pubblicità e videoclip (e si vede) e assistente alla regia di Philippe Blasband per il film Un honnête commerçant. Sguardo inatteso e disturbante sul e dell'Occidente. Sarah è una prostituta non per scelta o per necessità, ma perchè è un modo per fare soldi velocemente. Racconta la sua storia con dei primi piani sul suo volto, tra gli intermezzi di corse sfrenate, sporche e videografiche della macchina da presa. Altre due donne intrecciano il proprio destino con il suo, penetrando l'una nella vita dell'altra e apportando cambiamenti radicali alle rispettive esistenze. Axelle è un'amica d'infanzia di Sarah che ritrova dopo tanti anni per caso con un figlio in attesa; Elena all'improvviso si ritrova abbandonata dal marito senza una ragionevole spiegazione. Cinema che divide non per la crudezza e la violenza espressa ma per la scelta di girare scolpendo l'immagine come fosse un campo di battaglia percettivo che accentua i fuori campo della coscienza e fuori fuoco dei corpi, sospesi tra la frenesia della messa in scena e quella parabola d'ascesa/discesa che comprime vita e morte. Una fluida rappresentazione di sofferenza per gli occhi che in fondo all'intreccio trovano riposo dai sussulti, proprio quando, paradossalemente, la tragedia sfonda gli argini di un''opera concepita tra effetti a volte manieristici e più spesso ispirati da un senso della prospettiva collidente al vissuto. Il mondo costipato di anime in balia dell'indifferenza non si frantuma per poterci guardare dentro e magari perdersi: tutto sembra sotto controllo autoriale che concede solo alla fine una via di fuga. La parabola non è perfetta: lascia uno spiraglio da cui scappare, prima che il giro ricominci senza sosta. Ossessioni dell'effetto che confonde caso e necessità di questo cinema che continuerà ad interrogarci sul senso ed effettivo valore di questo turbinio vorticoso. Tre donne legate da un'immensa amicizia come particelle, entità ultime indivisibili: si lotta per coprire i vuoti della materia e non c'è fine al gioco.
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