Venezia 62 - "Le passager", di Eric Caravaca. - (Settimana della critica)
Nel film pare che nulla accada, che i movimenti siano talmente impercettibili da non potere essere quasi valutati, ma la densità narrativa risulterà piena a visione ultimata. La sottile linea che separa l'adolescenza, la gioventù per il definitivo addio per una maturità necessaria sono i temi centrali per l'esordio registico di Eric Caravaca.

Il cinema francese ci ha abituati alla secchezza del racconto che deriva, forse, dall'eredità, anche (o soprattutto), della sua letteratura (Simenon...). In Le passager opera prima di Eric Caravaca, che conserva per se la parte di Thomas, il protagonista, la complessa semplicità della narrazione si fa spazio tra le stratificazioni delle situazioni restituendo quella composta linearità, così trattenuta e frequente nel cinema d'oltralpe (si pensi anche a Il piccolo tenente nella sezione Giornate degli autori), eppure così ripetutamente efficace.
Thomas torna per svuotare la casa di Richard il fratello suicida, conosce Jeanne di cui si innamora e Lucas giovane e incerto adolescente. Ma Thomas troverà anche il fantasma del fratello e quelli della sua infanzia. Gli scenari marini della costa meridionale fanno da cornice ai sentimenti intensi e spesso inappagati dei protagonisti, alle loro storie comuni di persone tradite dalla vita, in una incessante sovrapposizione di eventi che svuotano le vite che si colmeranno nel riconciliante finale che non assume i toni della banale consolazione. Eppure nel film pare che nulla accada, che i movimenti siano talmente impercettibili da non potere essere quasi valutati, ma la densità narrativa risulterà piena a visione ultimata. Sono i frutti di una regia attenta che badando all'essenziale elimina ogni inutile inquadratura riducendo il film ad una misura minima (
La sottile linea che separa l'adolescenza, la gioventù per il definitivo addio per una maturità necessaria è il tema centrale del film che nella pacatezza del sottotono, che a volte pare più che urlato nel trattenuto fotogramma di Caravaca, fa affiorare il progressivo spessore dei personaggi all'interno di un paesaggio scabro e impoverito dalla fotografia di Céline Bozon.
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