VENEZIA 62 - "O fatalista", di Joao Botelho (Concorso)
Dal romanzo "Jacques le fataliste" di Diderot, un film sempre in bilico tra parole e immagini, o meglio, tra ciò verso cui tendono le parole e quello che, invece, sanno nascondere/rivelare le immagini. Un misto di realtà e di illusione, fantasia, pensiero, ipotesi, che rappresenta da sempre il magico mondo del regista portoghese.

Sta nel destino, o, più precisamente, nel fato, il senso della vita che ogni uomo sulla terra dovrebbe avere sempre ben presente. Lo dice il regista portoghese Joao Botelho nel suo O fatalista, presentato in concorso alla mostra di Venezia. Due personaggi per la strada in un viaggio senza meta, discutono, si scambiano opinioni e arguzie sulla vita e sulla moderna società. Il teorema di Botelho è sempre lo stesso: prendere un testo di partenza, in questo caso il romanzo settecentesco di Diderot "Jacques, le fataliste" (lo stesso cui si era ispirato anche Bresson per
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