Venezia 62 - "La mia è una bellissima storia con un tocco di esistenzialismo". Incontro con Fernando Meirelles.

In concorso al Festival con "The constant gardner" il regista brasiliano, autore de "La città di Dio", ha parlato del del suo film e del potere delle multinazionali farmaceutiche.

Quali sono gli elementi principali alla base del suo film?

L'opportunità di affrontare alcune industrie farmaceutiche era solo uno degli elementi che mi hanno spinto a dirigere The constant gardner. Un altro è stata l'opportunità di girare in Kenya. Ed è anche, fondamentalmente una storia d'amore molto originale; un uomo che sposa una donna più giovane, ma è dopo la sua morte che si innamora veramente di lei e la va a cercare. E' una bellissima storia con un tocco di esistenzialismo.

 

Sembra che nel suo film la storia d'amore e l'intrigo politico siano elementi strettamente collegati?

Si lo sono, infatti l'uno non si verifica senza l'altro e questa caratteristica si trova anche nel romanzo di John Le Carré. Grazie all'amore per Tessa, Justin intraprende un viaggio di scoperta, durante il quale raggiunge un nuovo livello di conoscenza di se stesso ma scopre anche un grande scandalo politico.

 

 

Nel film i suoi personaggi sono degli idealisti, lo è anche lei nella realtà?

Nella vita sono idealista per quanto riguarda il potere del cinema e della sua forza di cambiamento.

 

Fare questo film è stato per lei anche una provocazione rivolta al mondo delle multinazionali farmaceutiche?

Io sono brasiliano e negli anni passati abbiamo prodotto farmaci generici, se provi a produrre versioni economiche di farmaci brevettati, impari velocemente e tanto sull'incredibile potere della lobby farmaceutica. Da qualche anno leggo molto su questo argomento e ho capito che farne un film era una buona occasione per provocarli. The constant gardener è un film capace di svelare i meccanismi esistenti.

 

Quali sono i problemi dell'industria farmaceutica di oggi?

Il film racconta degli africani usati come cavie nella sperimentazione dei farmaci, ma il problema più grande, in realtà, riguarda la politica dei prezzi sul commercio dei farmaci e la difficoltà di far arriva in alcune zone, come quelle dell'Africa, farmaci per alcune gravi malattie, ad esempio la malaria.

 

Quale è stata la sua evoluzione dal precedente film, La città di Dio, a questo?

Come esperienza è stato più facile fare questo film che l'altro, perché in questo caso non ho avuto problemi economici e anche la storia era meno complessa della precedente.

 

Da cosa le è venuta l'ispirazione per la varietà di colori presente nel suo film?

L'ispirazione viene dal Kenya, nel nostro primo viaggio nei luoghi delle riprese siamo stati colpiti proprio dai colori, poi con il direttore della fotografia César Charlone abbiamo cercato di trasmettere allo spettatore l'impressione ricevuta dai luoghi.

 

Perché per la musica ha scelto Alberto Iglesias, musicista spagnolo compositore delle musiche dei film di Pedro Almodovar?

Ho scelto Iglesias proprio conoscendolo per le musiche scritte per i film di Almodovar, penso che la sua musica contenga una componente emotiva molto forte, proprio il tipo di approccio che cercavo per il film.
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