"I tuoi, i miei e i nostri", di Raja Gosnell

I tuoi, i miei e i nostri è uno di quei film che frettolosamente si potrebbe incasellare come smielato, leggero leggero, inconsistente. Invece se lo si "scarta" veramente della frivola e dolciastra carta di zucchero che lo avvolge, si disvela per quel che è: un "bildungsfilm".

Ci sono film nei quali l'emersione dei temi in gioco, tenuti quasi in sotto-traccia per quanto sembrano trattati sottogamba, contano molto più dell'involucro ben confezionato come un diligente compitino. I tuoi, i miei e i nostri è uno di quei film che frettolosamente si potrebbe incasellare come smielato, leggero leggero, inconsistente. Invece se lo si "scarta" veramente della frivola e dolciastra carta di zucchero che lo avvolge, si disvela per quel che è: un "bildungsfilm", un film di formazione per intenderci. Di formazione alla vita attraverso un'assenza (la vedovanza dei due genitori protagonisti) ingombrante come la presenza di 18 figli. Si dimentica in fretta che si tratta dell'ennesimo remake del delizioso Appuntamento sotto il letto con Henry Fonda e Lucille Ball e ci si rende conto dopo un po' che il pretesto facilmente isterilente del "rifacimento" (come avveniva ad esempio nel piuttosto recente Una scatenata dozzina con Steve Martin) acquista, al di là delle gag slapstick e del maiale in stile Ti presenti i miei e sequel o ... e alla fine arriva Polly, linfe inaspettate (probabilmente anche per la stessa regia del modesto Gosnell, ex montatore di Altman e Columbus) lungo il percorso. In quei due micro-mondi dei Beardlsey e dei North che tentano di unirsi o almeno di convivere con difficoltà rispettivamente simili ai blocchi URRS e USA in periodo di guerra fredda, in quei due pronomi possessivi (i tuoi e i miei) che tentano di mutare nel terzo (i nostri), c'è in gioco (ma è una cosa serissima...) la commovente tempestosità delle diversità umane, della complessità dell'Uomo. Se è vero che è troppo facile il riavvicinamento suggellato dal frettoloso matrimonio tra i due capofamiglia, poi lo scotto da pagare è altrettanto violento: i propri figli che si trasformano in macchine da guerra che puntano le loro armi contro la coppia stessa, rea di aver egoisticamente osato pensare di poter amalgamare le loro diversità quasi con la stessa facilità con la quale si uniscono due ingredienti in cucina.

Ma prima che la suddetta macchina si metta veramente in moto, già conserviamo gelosamente almeno un frammento: quello sguardo di amorevole accettazione lanciato da Rene Russo a Dennis Quaid quando si trovano il letto occupato dai più cuccioli della nidiata, presenze che li privano dell'intimità coniugale classica rilanciandoli verso altre forme d'amore possibili, più elevate e profonde perché legate a quella parola così impegnativa che si chiama (dolcissimo) sacrificio. Ma anche quel faro che misteriosamente, contro ogni legge fisica, si rende visibile con tale evidenza in pieno giorno agli occhi di Quaid è una magica e folle scheggia di cinema fantastico difficile da dimenticare. Così pure è straordinaria la scena raddoppiata dell'incisione sulla segreteria telefonica del messaggio d'accoglienza: se all'inizio non c'è lontanamente una coesione e i 20 nomi non riescono a trovare tutti lo spazio per essere impressi nel nastro, alla fine quella legione di cuori, così feriti e rinvigoriti dalle prove affrontate, batte così all'unisono che il sangue pompa con sufficiente forza perché tutti trovino lo spazio-tempo perfetto per entravici. Difficile immaginare un modo più semplice ed efficace di parlare della forza del gruppo/famiglia e dei sentimenti in un mondo sempre più disgregato e indifferente come quello odierno...

 

 

Titolo originale: Yours, mine and ours
Regia: Raja Gosnell
Interpreti: Dennis Quaid, Rene Russo, Sean Faris, Katia Pevec, Dean Collins, Tyler Patrick Jones
Distribuzione: Sony Pictures Italia
Durata: 90'
Origine: Usa, 2005

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