"Sessantotto - L'utopia della realtà", di Ferdinando Vicentini Orgnani
Il film si dà come veicolo promozionale di un dvd prossimo venturo del Luce, girato in modo sciatto e privo di tensione. Resta la passione dello storico Baldoni, restano le tante testimonianze, restano le persone.

Sì, lo ammettiamo candidamente: non ci ha mai interessato il fare critica. Inteso come un'asettica accettazione del panorama distributivo e produttivo odierno in cui si è voce del coro, voce che debba semplicemente presentare, illustrare, tutt'al più focalizzare taluni meccanismi di un'opera cinematografica. Abbiamo creduto maggiomente, nel nostro piccolo, alla possibilità di interventi personali, in un certo senso politici, che a partire da una messa in discussione autobiografica pretendano di incidere, rivendicare, suggerire, quasi rigirare il tutto. Un rapporto con la realtà che tenga conto anche del non-fatto e del da farsi nel e per il cinema. Quando ci si imbatte poi nell'Istituto Luce la questione viene necessariamente amplificata. L'ente pubblico nato sotto il ventennio, così prezioso per la difesa di una memoria storica fondamentale ad una democrazia matura, si è reso da tempo protagonista di politiche produttive e distributive col piglio del protagonista concorrente nell'agone. Il documentario in questione è il primo di una serie di prodotti che gettano una luce su fasi più recenti della nostra storia, da commercializzarsi preminentemente in dvd. E le domande (o i dubbi...) sorgono spontanee da subito. Perché affrontare (seppur timidamente) l'avventura della sala quando è evidente che serve solo a veicolo promozionale del dvd, dove si potranno trovare ben tre ore di interviste anche a personaggi assenti nel film come Fausto Gianfranceschi, Oreste Lionello ed Alberto Rossi (capo degli attivisti missini che assaltarono la facoltà di Lettere il 16 marzo del '68)? Il documentario dal punto di vista squisitamente cinematografico è fragilissimo. Non può bastare il discorso dei tagli ai fondi operati dal governo che fu. Perché si sono sprecate risorse per dare un taglio internazionale all'inchiesta con le interviste, pur godibili, a Judith Malina del Living Theatre, Lawrence Ferlinghetti, poeti come Ira Cohen e Jack Hirschmann nonché a uno dei capi storici del Black Panther Party, David Hilliard. C'è un contrasto evidente tra la voglia dei richiami a Berkeley e Parigi, trascurando semmai altre realtà, e l'emergere dei materiali disponibili, per lo più incentrati su aspetti marginali ma molto interessanti. Emergono in particolare grazie alle testimonianze di Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale, e di Mario Michele Merlino, anarchico di destra, singolari retroscena della "battaglia di Valle Giulia". I presupposti iniziali, forse utopici appunto, erano quelli di unificare i movimenti giovanili di destra e sinistra, sottraendoli al dirigismo dei partiti. I ragazzi si presentarono infatti all'appuntamento disarmati e privi di bandiere e simboli d'appartenenza. Preistoria di un movimento che presto sfociò nel pantano degli "opposti estremismi", a partire dagli scontri del 16 marzo, una trappola probabilmente ordita dalle burocrazie di potere. Il documentario sembra più attraversato dalla passione di Adalberto Baldoni, lo storico che ha curato i testi e le ricerche storiche, che da quella di Ferdinando Vicentini Orgnani, catapultato in un progetto dove forse non ha trovato gli stimoli più adatti e che ha il grave torto di rovinare una ricca messe di interventi, anche prestigiosi, girando con uno stile sciatto e privo della minima tensione (vedere per credere). Non sappiamo i criteri di scelta del Luce. La speranza è che non si siano basati sul precedente film di Vicentini Orgnani su Ilaria Alpi, Il più crudele dei giorni (rivedere per credere). Restano le persone con l'apporto dei loro vissuti: tra gli altri Adriano Sofri (l'ultima intervista prima della malattia), l'immancabile Mario Capanna, Marco Boato, Massimo Cacciari, Renate Siebert, Luciana Castellina, Paolo Sorbi, Alaine Touraine, Franco Piperno, Oreste Scalzone, Guido Paglia. Da sottolineare l'omaggio a Franco Basaglia, rappresentato da due seguaci della sua scuola, la sociologa Maria Grazia Giannichedda e lo psichiatra Franco Rotelli. Raro esempio di costruzione dell'utopia nella realtà ovvero l'abbandono di false illusioni a favore di piccole quotidiane utopie da realizzarsi nel concreto. Uno dei migliori lasciti del '68.
Regia: Ferdinando Vicentini Orgnani
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 90'
Origine: Italia, 2006
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