"Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti", di Cory Edwards

Tra citazionismo e giochi ad incastro, ecco una sceneggiatura diligente quanto fredda e disincantata che probabilmente non dispiacerebbe ai fratelli Coen. Il lavoro di smembramento e depistamento rende però il target di riferimento sempre più indistinto da divenire inafferrabile.

 

Una notizia buona e un'altra cattiva, si suol dire in certi contesti particolari. Quella buona è che una produzione indipendente può oggi permettersi di realizzare un film d'animazione che fino a sei o sette anni fa costava almeno un milione di dollari al minuto (affittando però uno studio di 1500 mq a Manila, nelle Filippine, scelta ufficialmente dettata dalla sintonia dei talenti locali con la cultura pop americana...). Quella cattiva è che la sbandierata indipendenza da contrapporre al dominio Pixar-Disney sembra più di bandiera che di sostanza. Ma procediamo con ordine. Alla base dell'operazione c'è un geniaccio dell'imprenditoria, quasi un inventore, che risponde al nome di Maurice Kanbar. Scorrendo l'elenco dei suoi successi ci imbattiamo nella SKY Vodka, il Vermeer (l'unico liquore cremoso con cioccolato e vodka), un preparato criogenico per eliminare la cataratta o il Quad Cinema di New York (la prima multisala). Con la produttrice Sue Bea Montgomery fonda nel 2002 il Kanbar Animation Studio con lo scopo di realizzare film d'animazione originali e sofisticati. Nasce così l'idea di esordire con il classico dei classici ma la dolce Cappuccetto Rosso dovrà fungere solo da agnello sacrificale per un lavoro insieme di smembramento e depistamento. Il timone viene affidato a Cory Edwards, che col fratello Todd, si era già fatto notare col lungometraggio natalizio Wobots, dopo un lungo praticantato fatto di video musicali e pubblicità con la sua società d'animazione. Con Tony Leech, la triade commissionata di co-registi e co-sceneggiatori avente a capo Cory mette a punto un meccanismo di scrittura congegnato in modo quasi scientifico forse anche per sopperire ad uno stile visivo apprezzabile ma non entusiasmante. Tra citazionismo (dopo Shrek non ci si riesce ad affrancare da un modello che pare insuperabile) e giochi ad incastro, ecco una sceneggiatura diligente quanto fredda e disincantata che probabilmente non dispiacerebbe ai fratelli Coen. Si parte con una serie di flashback alla Rashomon  con i protagonisti che raccontano al detective anfibio Nicky Zampe la propria versione dei fatti. Nulla è come sembra (nella favola) mentre le quattro improbabili storie a poco a poco finiscono per coincidere (e far emergere il solito insolito sospetto...). La Nonnina non è così solo una formidabile pasticciera i cui muffin vanno a ruba (come le sue ricette preda di un misterioso Bandito) ma anche una campionessa di sport estremi. Rossa, il noto Cappuccetto, è un'adolescente inquieta che sogna di evadere dal bosco e pratica il karate. Il Lupo Cattivo è un giornalista che, per dovere d'inchiesta, è stato costretto a travestirsi da Nonnina. Lo Spaccalegna è un goffo aspirante attore nonché amante del canto tirolese. Tra Matrix e il musical, tra Toy Story e l'hard-boiled, il target di riferimento tende a farsi sempre più indistinto da divenire inafferrabile come la parlata ipercinetica di Scattino, lo scoiattolo fotografo. Per i cultori del doppiaggio ricordiamo che nella versione originale possiamo ascoltare le voci di Anne Hathaway, Glenn Close, Chazz Palminteri e Jim Belushi mentre in Italia per una volta la corporazione non ha subito le consuete discese in campo di nomi celebri, che tanto allarme hanno creato in passato.  

Titolo originale: Hoodwinked
Regia: Cory Edwards
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 88'
Origine: Usa, 2006

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