"Bombón - El Perro", di Carlos Sorin

Chi fa la magia? Paradossalmente, proprio quello che poteva essere l'anello debole: uno straordinario, commovente protagonista. Se l'idea era strappare un pezzo, reale, di pelle allo spettatore e metterglielo davanti: obiettivo centrato.

Il regista Carlos Sorin torna a raccontare di 'piccole storie' in terra sconfinata, di persone mobili e in rilievo su paesaggi che l'anima può leggere come sfondi a perdita d'occhio e di illimitata potenzialità  o come terre desolate dove l'uomo perde se stesso. C'è uno spazio ben preciso entro cui Bombón - El Perro si fa amare: è quell'interstizio ingombrante tra favola e reale, quello che davanti allo schermo consente contemporaneamente di sognare/immaginare e di farsi colpire a morte dall'identificazione o dalla partecipazione empatica. E' una magia che non sempre riesce: specie se le tecniche sono in prevalenza da documentario, con camera a sbalzi che salta addosso alle persone e da una persona all'altra. Con primi piani che non perdonano e campi lunghi che danno tutto il tempo di riflettere - sullo spazio, sul tempo, sull'identità, sulle prove della vita. Specie se la sceneggiatura è scarna, semplicissima - ma mai prevedibile, anzi a tratti porta persino fuori pista...Specie se la luce è sporca, la visione un po' appiccicosa, se non di inquinamento di sudore, di polvere che il vento del Sud non porta via - sudore dell'anima, polvere del cuore? Sorin vuole filmare la realtà e le sue vicende piccole, piccolissime, 'minimali'. Con una Patagonia che non è quella da cartolina, ma una specie di non-luogo di strade battute lunghissime e colori naturali stanchi a contrasto con la brillantezza accecante del post-industriale. Con un gruppo di persone, non di attori. Con un cane, che non è il protagonista del film, ma una specie di espediente narrativo che serve a raccontare tutta un'altra storia. Grammatica da non-fiction, effetto da film. Chi fa la magia?

Paradossalmente, proprio quello che poteva essere l'anello debole: uno straordinario, commovente protagonista. Juan Villegas, guardiano in un garage nella vita, meccanico disoccupato nel film, ha un modo - di essere, di stare nel quadro - che se si guarda bene non si dimentica più. Amore a prima vista o risultato di mesi di casting, il film è suo. Ogni persona nella storia funziona, dall'amico entusiasta e sbruffone (Walter Donado) alla figlia di Juan (Mariela Díaz), al direttore di banca (Carlos Rossi)...ma l'espressione del cinquantenne Villegas, costantemente sospesa tra tardiva timidezza e cognizione amara, tra essere nel mondo sempre in punta di piedi e volontà faticosa e resistente di migliorare il proprio mondo, tra perdita - tragica, toccante perché così silenziosa - della fiducia in sé e conservazione della speranza - è questa l'interpretazione che spalanca allo spettatore le profondità del film. Si può vedere come una favola a ostacoli di amicizia tra un uomo e un cane. Come una storia molto realistica sul male oscuro della disoccupazione adulta, in un paese dove 'ogni cosa può diventare un problema'. O come un caleidoscopio sugli angoli nascosti, quasi sempre non verbalizzati, dell'essere umano: nelle scene migliori, quando i dialoghi scarni si chiudono sul silenzio/luce del SudAmerica, sugli occhi del protagonista e su quel sorriso-non sorriso costante, mai definitivo ma mai assente. E la storia che ritorna su se stessa - l'incontro con persone molto più giovani di lui, all'inizio alterità desolante delle scelte aziendali, alla fine solidarietà esaltante della speranza - chiude un percorso semplice, piccolo, metà casuale e metà fatalista. Se l'idea era strappare un pezzo, reale, di pelle allo spettatore e metterglielo davanti: obiettivo centrato.

Titolo Originale: Id.

Regia: Carlos Sorin

Interpreti: Juan Villegas, Walter Donado, Micol Estevez, Kita Ca

Distribuzione: Mikado

Durata: 96'

Origine: Argentina, Spagna, 2006

Titolo originale: El Perro

Regia: Carlos Sorin

Interpreti: Juan Villegas, Walter Donado, Rosa Valsecchi, Mariela Díaz, Sabino Morales, Kita Ca, Claudina Fazzini

Distribuzione: Mikado

Durata: 96'

Origine: Argentina, 2004

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