"Fuorivena" di Tekla Taidelli.

"Fuorivena" è un film di corpi in lotta con gli spazi metropolitani, di riapproprazioni aliene a qualsiasi connotazione ideologica, di fughe emotive che non conoscono soste né strade.

Bisognerebbe proiettarlo nelle scuole medie, l'esordio della ventisettenne milanese Taidelli, visto ai Festival di Locarno, premiato a Sulmona e lacunosamente emerso nella programmazione pre-estiva. Una punk in bicicletta con il pallino del cinema, un tossico bello e genuino di origini meridionali e di nome Zanna (toh, un richiamo finalmente non sprecato a Pazienza) e una love story minata dalla scimmia dell'eroina, implacabile come un orologio da ufficio: la storia è tutta qui, ma il mondo del racconto è quanto nel tempio della sala cinematografica, sino ad oggi, era entrato soltanto si soppiatto. Lo avevamo visto in Amore tossico di Caligari, più recentemente in Fame chimica e in Sangue di Libero di Rienzo, ma in Fuorivena il pulsare forsennato della vita "made in fattanza" si mostra davvero senza pelle, apparentemente senza mediazione narrativa, di certo senza nemmeno porsi il problema di essere credibile. I concerti estivi in una cascina fangosa, i rave clandestini (non organizzati ad hoc ma realmente filmati ballati sboccati), la ketamina e il SERT sono i colori di un caleidoscopio che ci cattura e ci ipnotizza senza irretirci con il voyeurismo: un piccolo miracolo dal sapore quasi rosselliniano reso possibile dall'amore tenero e disperato che Taidelli inietta in ogni inquadratura. Amore per Zanna, per la vita, per gli interpreti del film della sua vita. Parlare di non-attori, o di attori non professionisti, pare fuori luogo quanto setacciare i confini tra fiction e documentario: una costruzione scarna ma puntigliosamente controllata permette a Taidelli un approccio al profilmico di sincerità e onestà strazianti. Ed è questione di libertà di movimento: è in questo campo che si gioca la partita tra speed ed eroina, tra Tekla e Zanna (si veda la notte del loro primo incontro, l'innocenza della seduzione): Fuorivena è un film di corpi in lotta con gli spazi metropolitani, di riapproprazioni aliene a qualsiasi connotazione ideologica, di fughe emotive che non conoscono soste né strade. Tale vitalità linguistica, sano antidoto al cinema liofilizzato "al cuore del sociale" alla Giordana, e più vicino semmai alla migliore docufiction (le produzioni Magnolia), si lascia attraversare da una furia visionaria che, se nell'incipit fa presagire oscure influenze di Richard Kern, si scopre poi molto più libera e vivace, con uno spettro che dal trip dell'astinenza arriva al siparetto paratelevisivo. Ma senza alcun gusto per lo sberleffo, senza cinismi né ammiccamenti: sono ondate d'amore quelle che come un trip salgono agli occhi dello spettatore; non resta che lasciarsi travolgere senza condizioni, pur sapendo che la libertà, quand'è soltanto un assaggio, lascia in bocca un sapore amaro.  

Regia: Tekla Taidelli

Interpreti: Tekla Taidelli, Giampaolo Muciaccia, Stefano Fornataro, Alessandro Beltramini

Distribuzione: MIR Cinema

Durata: 100'

Origine: Italia, 2005

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