"Onde", di Francesco Fei
Positivo esordio dietro la macchina da presa di Fei che crea anomali e affascinanti 'detour' dentro Genova in un film in continuo dis/equilibrio tra 'guardare' e 'sentire', fatto di vibrazioni, percezioni, quindi segnato da una potenza tattile piuttosto rara nel recente cinema italiano.

Ha anomali e affascinanti 'detour' Onde, opera prima di Francesco Fei, già regista di numerosi videoclip tra cui quelli per Ligabue, Litfiba, Franco Battiato e Carmen Consoli. Onde è infatti un'opera più tattile che visiva, fatta di provvisori contatti, di presenze nell'ombra come quelle dei due protagonisti, Luca (Ignazio Oliva), un musicista che ha perso la vista, e Francesca (Anita Caprioli), ua ragazza che ha una voglia sul viso. Nel tratteggiare il rapporto tra i due personaggi, Fei amplifica i loro silenzi, le loro percezioni, i loro desideri provvisori ma soprattutto quel continuo contrasto tra avvicinamento/distanza che caratterizzava la tetralogia sull'alienazione di Michelangelo Antonioni. E forse il finale del film, in quella corsa al mare di Luca e Francesca sullo sfondo di uno spazio depurato, potrebbe guardare in maniera più evidente anche al cinema dell'autore ferrarese. Si ha però anche l'impressione che nel film di Fei ci sia quell'ansia continua di ricerca visiva e sonora, che fortunatamente non si riduce a una esposizione teorica sul guardare e sul sentire ma che lascia ipnotizzare i sensi dentro i labirinti di Genova, tra gallerie sotterranee, acquario, vicoli, in cui si resta come dispersi in quella fusione di rumori, di colori (il blu dell'acquario), di luoghi che sembrano amplificare le loro dimensioni (l'aereoporto dove la ragazza lavora come hostess o la nave dove sta facendo footing). Uno sguardo vibrante dentro una città che ha un potenziale cinematografico fortissimo, della quale Fei ha saputo intrappolarne l'anima. E in questo tipo di rapporto, quasi di contatto fisico tra Onde e Genova, richiama anche quello tra L'amore molesto di Martone e Napoli. Come nel film del cineasta partenopeo, anche in quello di Fei sembra esserci una volontaria perdita d'orientamento dentro il perimetro della città, le cui traiettorie, le cui prospettive disegnano quei movimenti in cui la macchina da presa segue e fa 'sentire' le vibrazioni nascoste dei due protagonisti con una immediatezza potente. Onde è fatto di apparizioni, scomparse (Francesca che si trucca davanti allo specchio per nascondere la voglia che ha sul viso), lascia esplodere improvvisamente tensioni soprattutto con l'entrata di un altro personaggio, Alex (Filippo Timi), colui che scopre il talento musicale di Luca, come se questi venisse a interrompere un'intimità sottile, fragilissima e proprio per questo impermeabile ad ogni contatto esterno. La forza dello sguardo di Fei sta proprio nella capacità di 'far vedere' 'far sentire' Luca e Francesca, nel modo in cui lascia entrare nella loro testa e far vedere l'altro e lo spazio circostante proprio attraverso questi 'occhi che s'incrociano' che rappresentano la visione soggettiva allo stato più puro.
Regia: Francesco Fei
Interpreti: Ignazio Oliva, Anita Caprioli, Filippo Timi, Marina Remi
Distribuzione: La Trincea
Durata: 92'
Origine: Italia, 2005
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