"Antonio guerriero di Dio" di Antonello Belluco

Un percorso, quello di Antonio, immerso nella natura più selvaggia, aspra e dal carattere inospitale, come a sottolineare il faticoso cammino dell'uomo diventato santo. Si ha come l'impressione di una profondissima partecipazione della mdp e quindi del regista, di fronte alle gesta e soprattutto alle sofferenze di Antonio.

Primo lungometraggio per il regista Belluco - con la collaborazione di Sandro Cecca - che coraggiosamente esordisce con un'opera basata sulla vita di Antonio, uno dei santi più amati e venerati dai credenti di tutta Italia, alla stregua di San Francesco d'Assisi. La storia inizia nel 1221, dalle coste della Sicilia, dove Antonio di Lisbona (Jordi Mollà), viene salvato durante un naufragio da Fibonacci, mercante e matematico che portò i numeri arabi in Italia. Dalla Sicilia a Padova un lungo peregrinare attraverso un'Italia medievale dal fascino sinistro ma indubbiamente calamitante per lo sguardo. La regia di Belluco si sofferma, nella prima parte del film, nel descrivere il percorso di Antonio che dalle coste siciliane lo porterà fino a Padova, per combattere e porre fine alla piaga dell'usura che ha portato alla disperazione i cittadini padovani. Un percorso immerso nella natura più selvaggia, aspra e dal carattere inospitale, come a sottolineare il faticoso cammino dell'uomo diventato santo. In antitesi, la fotografia di Gino Sgreva illumina in maniera abbacinante la scena, profondendo al protagonista una sorta di aura mitica ma allo stesso tempo umanissima e teneramente vulnerabile. Ed è proprio lo sguardo di Antonio - commistione di durezza e compassione, passione e coraggio -  insieme al suo corpo logorato dalla fatica e malato, a regalare alle immagini una sorta di atmosfera epica del racconto, o meglio, un' "epica della santità". A tratti non pare di guardare un film, l'impressione è invece quella di stare dinanzi ad una serie di ritratti dai contenuti calligrafici (in particolare, il momento della morte di Francesco d'Assisi, una sequenza che si trasforma "letteralmente" in dipinto iconografico), ma tale concetto di visione di Belluco, non irrita lo sguardo né tanto meno lo tedia: non c'è superbia, calcolo e freddo artificio, al contrario, si ha come l'impressione di una profondissima partecipazione della mdp e quindi del regista, di fronte alle gesta e soprattutto alle sofferenze di Antonio. Niente morbosità, nessuna spettacolarizzazione del dolore, solamente una vicinanza spirituale, sentita, lontanissima dall'ipocrisia mistificatoria che spesso descrive - al cinema e in televisione - la vita di importanti personaggi religiosi.

Regia: Antonello Belluco

Interpreti: Jordi Mollà, Andrea Ascolese, Arnoldo Foà, Mattia Sbragia

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 105'

Origine: Italia, 2006

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