"Vengo a prenderti", di Brad Mirman
Soffre di schematismo il film di Mirman, ma ogni tanto fa anche capolino un po' d'anima (sofferente) in mezzo ai magnifici scorci della campagna senese. Per non dimenticare che, forse, il nostro magnifico (nonostante tutto) Paese è uno dei pochi luoghi al mondo in cui uno scrittore può riprendersi veramente dal blocco scrittorio...

Il blocco dello scrittore. Male oscuro che anche chi scrive, assieme ai colleghi, teme come la peggior peste che si possa abbattere. Di questa "patologia" soffre Wildon Parish (Harvey Keitel), talentuoso romanziere statunitense autore della grande opera "The shadow dancer" (titolo originale della pellicola), che da vent'anni non sfiora nemmeno i tasti della sua "hemingwayana" macchina da scrivere, ovvero da quando è morta la moglie, che gli ha lasciato oltre a questa dannazione una splendida figlia Isabella (Claire Forlani) che lo accudisce quasi come la scomparsa consorte (le altre due figlie s'intravvedono appena). Arduo immaginare un'Eden-rifugio più ideale per scampare a editori, lettori, giornalisti come l'agreste culla di un paesino della Valle d'Orcia, nella campagna senese che tutto il mondo c'invidia e agogna. E proprio lì si è rifugiato il nostro "dannato" a lottare coi suoi fantasmi sorseggiano buon vino, deliziandosi con le prelibatezze locali e abbandonandosi al magico paesaggio avendo come unica preoccupazione/occupazione l'annuale vendemmia della sua proprietà. E dopo decine di fastidiosi mosconi che gli chiedono di ritornare in carreggiata ed estrarre dal cilindro un altro best-seller arriva Jeremy Taylor (Joshua Jackson, il Pacey di "Dawson's Creek" per intendersi), aspirante scrittore, fan del lavoro di Sheldon, inviato anche lui con lo stesso scopo dalla casa editrice per cui lavora. Una "mission" che Jeremy scoprirà non essere così "impossible" come credeva. Il film di Mirman, anche autore di soggetto e sceneggiatura, soffre indubbiamente di un certo schematismo nello sbozzare i personaggi (quei capelli di Jackson, prima impomatati poi progressivamente sempre più al naturale...), le dinamiche psicologiche e sentimentali (l'agghiacciante finale!) in gioco, nell'affidarsi eccessivamente alla bellezza della location (ben servita dalla fotografia di Maurizio Calvesi), ma ogni tanto fa anche capolino un po' d'anima (sofferente) come nella catartica lotta virile, quasi dal sapore hawksiano, tra i due protagonisti con quell'acqua di sorgente biancheggiante per l'agitarsi dei loro corpi che azzera le ultime distanze residue tra loro e il dolore tremolante che scuote quel sempre grande attore che è Keitel, capace inaspettamente di (ri)trovare per un attimo echi di ferrariana memoria incorniciato/imprigionato da una finestra nella sua gabbia dorata.
Titolo originale: The shadow dancer
Regia: Brad Mirman
Interpreti: Harvey Keitel, Joshua Jackson, Claire Forlani, Giancarlo Giannini, Armando Pucci
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 100'
Origine: GB/Italia, 2005
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