"Hooligans", di Lexi Alexander

Benvenuti nell'East End londinese dove il Tamigi scorre lungo i casermoni popolari del proletariato, neanche troppo lontani dal ticchettio del Big Ben: questo è il luogo più di ogni altro dove il calcio fa rima con violenza.

Il calcio, questa droga...

C'è chi ci gioca, chi si limita a vederlo, chi lo vende e chi lo compra, chi ci scrive e chi ci vive e, infine, c'è anche chi ci muore.

L'hooligan, il cui motto è "Blood, Sweat and Beer" (sangue, sudore e birra) è questo o forse tutt'altro e il calcio gli serve solo come pretesto per sfogare le frustrazioni moderne.

Aldilà dei meriti e demeriti della pellicola, che al triplice fischio vede largamente in vantaggio quest'ultimi, la volontà di ritrarre realisticamente il mondo degli infervorati del football, non solo riporta alla mente le parole di Morris, ma finisce col gettare una luce quantomeno originale su un fenomeno che, cinematograficamente parlando, ha vissuto sempre di alti e bassi.

Sorvolando sul tifo buonista di Nick Horby e dell'adattamento del suo Febbre a 90°, il binomio cinema-hooligans non è mai stato pienamente convincente: da ricordare solamente l'omonimo Hooligans -Teppisti, classe 1995 diretto da Philip Davis, che vede tra gli interpreti Warren Clarke (proprietario del faccione sghignazzante del Dim di Arancia Meccanica) e Ultimo stadio, non la pellicola di Ivano De Matteo, bensì un film-tv inglese con un solo passaggio televisivo dalle nostre parti che rappresenta certamente l'opera migliore sul tema.

Tornando al nostro Hooligans l'idea che poi a dirigere il film sia stata una donna, Lexi Alexander per di più un'esordiente, non può che aumentare l'interesse verso quest'opera, una coproduzione USA-UK con il Frodo Elijah Wood nei panni di uno yankee che, cacciato da Harvard, scopre in quel di Londra le gioie dell'ultraviolenza.

Siamo nell'East End londinese dove il Tamigi scorre lungo i casermoni popolari del proletariato, ma neanche troppo lontani dal ticchettio del Big Ben: questo è il luogo più di ogni altro dove il calcio fa rima con violenza.

Da queste parti non ci si scanna per una falce ed un martello o per una croce celtica, come avviene dalle nostre parti, ma semplicemente per questioni territoriali e di prestigio.

La giovane Alexander si è affidata a gente del calibro di Dougie Brimson, il più grande studioso dell'hooliganismo, per sceneggiare il film. Una scelta che giova senza dubbio all'opera visto che il suo punto di forza è proprio quello di saper ritrarre in modo sincero e realista il mondo degli hooligans. Se poi aggiungiamo che come consulente è stato chiamato il gigante nero Cass Pennant, capo della più famigerata e violenta firm (banda) che dominava in quel dell'Upton Park, il tempio del West Ham, nell'epoca d'oro degli hooligans, si capisce quanto, almeno sul piano filologico, è stato fatto per ottenere un affresco d'insieme il più veritiero possibile.

Ecco, è proprio a quest'immaginario che Hooligans si rifà: riproponendo disfide infinite senza armi nel quale il malcapitato Frodo trova il modo di esibirsi in spericolate "coreografie". Certo, la regia "videoclippara" quasi apocalittica, tutta ralenti e accelerazioni, che contorna le suddette scene, con tanto di rap da stadio, è di dubbio gusto e forse neanche tanto efficace. Ma poco importa, quel che interessa è il metodo non il modo: e allora gli si può anche perdonare un certo gusto nel romanzare tutto il contorno della vicenda( risvolti familiari improbabili, forzature narrative e svolte patetiche che sfociano nel retorico...).

Del resto, l'emozione è il sentir risuonare l'inno del West Ham nelle strade d'America. Il buon Frodo che, tornato a casa, canta a squarciagola I 'm Forever Blowin' Bubbles come se l'Upton Park fosse lì, proprio dietro l'angolo...

Titolo Originale: id.

Regia: Lexi Alexander

Interpreti: Elijah Wood, Charlie Hunnam, Claire Forlani, Marc Warren, Leo Gregory

Distribuzione: Eagle Pictures

Durata: 109'

Origine: Gran Bretagna/Usa, 2005

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