"Il custode", di Tobe Hooper

Tobe Hooper ritorna finalmente visibile al grande pubblico dopo anni di immeritato dimenticatoio. Risulta difficile comprendere perché un regista di indubbio talento come lui non riesca facilmente a trovare spazi nella grande distribuzione a meno che non si cimenti in un cinema di impronta tipicamente commerciale come in questo suo ultimo film.

Tobe Hooper ritorna finalmente visibile al grande pubblico dopo anni di immeritato dimenticatoio. Solo i più fortunati infatti hanno avuto la possibilità di vedere i suoi ultimi lavori  al Torino Film Festival, prima con Toolbox Murders nel 2004 (il suo miglior film dai tempi di Non aprite quella porta e uscito solo in DVD) e lo scorso anno con un episodio dei Masters of Horror. Risulta difficile comprendere perché un regista di indubbio talento come Hooper non riesca facilmente a trovare spazi nella grande distribuzione a meno che non si cimenti in un cinema di impronta tipicamente commerciale come in questo suo ultimo lungometraggio.

La famiglia Doyle capitanata da Leslie (Denise Crosbie, interprete del gioiellino horror Pet Sematary-Cimitero Vivente), mamma inguaribilmente ottimista, si trasferisce in una cittadina della California insieme ai due figli Jonathan e Jamie, per intraprendere l'attività di impresaria funebre (Six Feet Under, la superlativa serie tv prodotta dalla HBO ha fatto proseliti), stabilendosi nella casa-laboratorio dei vecchi proprietari, i Fowler. In città circolano strane voci, soprattutto su Bobby, figlio dei Fowler, bambino deforme che si racconta abbia ucciso i propri genitori e che continui a vivere nei sotterranei della casa.

La prima parte del film è una sorta di preparazione degli eventi che seguiranno: l'arrivo della famiglia Doyle nella cittadina, lo studio e la perlustrazione della sinistra casa-laboratorio, il difficile inserimento del primogenito Jonathan nel nuovo ordine sociale di una comunità piuttosto ermetica e respingente, l'innocenza della seconda figlia, Jamie, perfetta "vittima sacrificale". Descrizioni perfettamente riuscite, che mantengono alta la tensione senza mostrare una sola goccia di sangue. È proprio questa atmosfera raggelante, filmata con uno stile visivamente grezzo e sporco ad inquietare, profondendo uno strisciante malessere allo sguardo. È la seconda parte del film, invece, che non riesce a mantenere le aspettative dei primi cinquanta minuti. Di punto in bianco saltano fuori zombi dalle tombe e dalle cripte, resuscitati da un misterioso fluido che si nutre di sangue umano; Leslie, lo sceriffo ed altri personaggi secondari, capitanati da Bobby Fowler, diventano adepti della "sacra materia" che ha il suo centro vitale in un pozzo. Inseguimenti ed ammazzamenti si condensano nell'ultima parte del film. In sostanza lo schermo viene saturato da una serie di eventi che azzerano la tensione disturbante accumulata nelle precedenti sequenze. Il film prende improvvisamente una velocità vertiginosa e disarmonica soprattutto a causa della confusa sceneggiatura di Jace Anderson e Adam Gierasch. Sovraffollamento di situazioni e caos di immagini dunque, filmate però - questo dobbiamo dirlo - con stile ironico, aggressivo e deliziosamente anarchico, tanto caro a Hooper.

Titolo originale: Mortuary

Regia: Tobe Hooper

Interpreti:  Denise Crosby, Dan Byrd, Stephanie Patton, Alexandra Adi

Distribuzione: Eagle Pictures

Durata: 94'

Origine: USA, 2005

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