"L'amore sospetto", di Emmanuel Carrère
Una premessa risibile, un occhio strizzato a Hitchcock e l'altro a Pirandello e un attore in stato di grazia: questa la prima regia dello scrittore francese Emmanuel Carrère.

Non lo hai notato che mi sono tagliato i baffi?
Questa banalissima domanda è al centro dell'intricata vicenda narrata da L'amore sospetto, prima regia di fiction dello scrittore francese Emmanuel Carrère, che qui porta in scena il suo romanzo La moustache (I baffi, edito in Italia da Bompiani). Pur con una premessa quantomeno risibile, un uomo sposato che si taglia i baffi quasi per scherzo e che nessuno sembra notare, L'amore sospetto naviga a proprio agio negli accidentati territori dell'inquietudine senza paura di rimanere isolato ma, al contrario, ha il coraggio di inerpicarsi sempre più in una storia dal sapore decisamente metafisico.
Tutto comincia e finisce nell'acqua in questo film. L'acqua che porta via i peli dei baffi dallo scarico in un vortice che porta alla mente vaghi sentori hitchcockiani e l'acqua che fluisce placida nei canali di Hong Kong, dove si conclude il film: è questo incessante scorrere che segna indelebilmente la vita e le azioni di Marc, il protagonista del film. La sua maschera, quasi leoniana nel suo essere con i baffi e senza (proprio come Clint che era con il sigaro e senza...), chiaroscurata da una fotografia crepuscolare ai limiti dell'invisibilità è un inno alla frammentazione della personalità. Questa disgregazione dell'io che pervade l'intera opera collima con una precisa volontà di Carrère di isolare visivamente e sonoramente i propri personaggi: nel primo caso, lasciando interagire i protagonisti ai limiti dell'invisibilità, in un nero pressoché totale; mentre, nel secondo caso, riveste un'importanza strategica l'utilizzo del suono fuoricampo, soprattutto rumori, che finisce col disorientare i personaggi della pellicola, trasferiti quasi in una dimensione altra. Certo, va detto che gran parte del merito lo ha Vincent Lindon che, nella parte dell'ex "baffo d'oro", è a dir poco memorabile; anche perché, e va riconosciuto senza mezzi termini, il buon Carrère non è che si sia inventato poi così tanto: Pirandello, a dimostrazione che l'autore siciliano è ancora il prototipo della modernità letteraria, esce fuori quasi da ogni poro della pellicola.
Niente di male, per carità, del resto è sembrato quasi un omaggio piuttosto che un plagio. L'unica preoccupazione è che vista l'atmosfera di afa che ha invaso il nostro paese, e la febbre mondiale che ci attanaglia non dimentichiamolo, ci sia poco spazio per film come questo, sospesi tra sogno e realtà: forse troppo ardui visto che neanche i 90 minuti regolamentari potrebbero bastare...
Titolo originale: La moustache
Regia: Emmanuel Carrère
Interpreti: Vincent Lindon, Emmanuelle Devos, Mathieu Amalric, Hippolyte Girardot
Distribuzione: Nexo
Durata: 86'
Origine: Francia, 2005
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