"I cinghiali di Portici", di Diego Olivares

I guizzi si intravedono solo ogni tanto in quest'opera prima, di cui si salva sicuramente la concezione. Ovvero né epica, né mitologia, né pietismo, né morale - forse solo la storia vista dagli occhi dei protagonisti: poco spazio per i massimi sistemi, molto (moltissimo) per l'azione.

Esce con tre anni di ritardo nelle sale italiane il primo film del regista e sceneggiatore Diego Olivares, ambientato nella periferia di Portici. Profondo sud, degrado e maglie slabbrate della società fanno da sfondo a un nuovo contributo all'incontro - in potenza entusiasmante di per sé - tra cinema e sport: un gruppo di 'scugnizzi' che vive in una struttura per il recupero dei minori viene coinvolto, praticamente per caso, in un campionato di rugby. Come si immagina facilmente, nessuno di loro si è mai sognato di prendere in mano la palla ovale: li guida la passione di Ciro, interpretato da Ninni Bruschetta (I buchi neri, I cento passi, Il siero della vanità, La vita che vorrei), ex giocatore di rugby e ora operatore nelle strutture di assistenza sociale. Divertente l'impatto che uno sport tutto anglo-americano ha sulla realtà quotidiana e psicologica dei protagonisti - attori professionisti, giocatori di rugby e ragazzi 'di strada' - all'inizio alle prese con regole che non capiscono del tutto, nella terra in cui il calcio è molto più che uno sport nazionale...E probabilmente è questa l'idea forte del film: lo sport, qualunque esso sia, anche sradicato e trapiantato per forza o per caso, e il suo illimitato potenziale di formazione e integrazione, con tutto quello che passa dal campo da gioco alla vita interiore e relazionale dei protagonisti. Questa l'idea, buona, ma più volte perduta tra la fretta e le sbavature della sceneggiatura, dietro a stilemi sostanzialmente più televisivi che cinematografici.  Emergono le storie, come quella di Pasquale (Salvatore Grasso - Giro di lune tra terra e mare, Animali che attraversano la strada), toccano i particolari da periferia del mondo - luogo-non luogo per cui l'attributo 'dimenticato' è ormai retorica pura - e entra il quotidiano, il margine, il groviglio di bello/brutto traghettato dalla vita alla competizione e allo spirito di squadra. Storie piccole: un po' come in Asini di Antonio Luigi Grimaldi, niente affreschi sul riscatto personale, sull'ascesa o la caduta, sullo sporco dello sport...è questo che del film stupisce e insieme cattura - vita catturata dalla macchina da presa, a tratti con buoni effetti di realtà. Una realtà che non è semplice, lineare - la vita è necessariamente là sulla spiaggia sporca e squallida, ma è anche molto lontano, praticamente invisibile, chissà se raggiungibile - e non può essere trattata semplicisticamente; i guizzi si intravedono solo ogni tanto in quest'opera prima, di cui si salva sicuramente la concezione. Ovvero né epica, né mitologia, né pietismo, né morale - forse solo la storia vista dagli occhi dei protagonisti: poco spazio per i massimi sistemi, molto (moltissimo) per l'azione.

Regia: Diego Olivares

Interpreti: Ninni Bruschetta, Carmine Borrino, Carlo Caracciolo, Vito Colonna, Vincenzo Gambardella, Michele Gente, Salvatore Grasso, Alessandra Borgia

Distribuzione: Istituto Luce

Durata: 85'

Origine: Italia, 2003

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