"Tough Enough", di Detlev Buck
Tutto il film procede secondo un ritmo costante, tenendo sempre attenta l'attenzione di uno spettatore spesso scioccato dalla violenza delle immagini.

Faccia pulita e aspetto distinto. 15 anni appena compiuti e una vita da ricostruire altrove. Nuovo quartiere, nuovi compagni di scuola, nuove leggi da rispettare. Michael si muove tra la gente che affolla i marciapiedi di Berlino, come fosse uno dei tanti, invisibile pedina nelle mani di un destino già scritto a grandi lettere. Da una tappa all'altra, passando persone, luoghi e culture diverse, senza cambiare espressione, senza lasciare trasparire nulla di sé. È come se non ci fosse altro all'infuori del "qui ed ora", del freddo accadere di un oggi violento, a cui rispondere colpo su colpo, con immediata sfrontatezza. Adesso non importa quello che succederà poi, non serve calcolare, ragionare sulle conseguenze. Bisogna reagire alle provocazioni di un presente difficile, per mantenere un equilibrio che, per quanto fittizio, possa dare l'illusione di una ormai raggiunta tranquillità.
Gli eventi di cui Michael/Polischka (si fa chiamare da tutti per cognome, conservando la sua identità più profonda e personale per relazionarsi con sua madre, amica-nemica nel privato) è spettatore/attore, si susseguono secondo un climax di crescente complessità e angoscia, fino a comporre una ragnatela di filo tagliente, dalla quale sarà impossibile liberarsi. Complice dell'effetto claustrofobico del film, la musica spesso ipnotica che accompagna il protagonista in tutti i suoi spostamenti, dall'abitazione di Crille e Matze al barbiere di Hamal, dalla macchina di Barut fino alla stazione di polizia. Suoni e immagini danno corpo alle sensazioni di Michael, ne costruiscono con accuratezza le diverse facce del suo mondo interiore, diversamente impenetrabile. Parla poco Michael e non è certo facile riuscire a vedere al di là del suo sguardo, sempre impassibile qualunque cosa accada. Arriva dritta al cuore dello spettatore però, la paura che lo invade nel momento dell'ennesima aggressione della banda di teppisti capeggiata da Erol; basta osservarlo mentre attende impotente di essere colpito, nell'interminabile sequenza che filma, da una parte i lenti movimenti della mazza di Erol e, dall'altra, gli inutili tentativi di fuga di Michael.
Tutto il film procede secondo un ritmo costante, tenendo sempre attenta l'attenzione di uno spettatore spesso scioccato dalla violenza delle immagini. Non mancano i momenti di tensione, come la scena finale, in cui i tempi si dilatano pericolosamente, lasciando tutti nell'immobilità più angosciante. Poi l'epilogo: si torna al punto di partenza, per chiudere il cerchio e riaccendere le luci.
Titolo originale: Knallhart
Regia: Detlev Buck
Interpreti: David Kross, Jenny Elvers-Elbertzhagen, Erhan Emre, Oktay Özdemir, Kida Khodr Ramadan, Arnel Taci, Kai Michael Müller
Distribuzione: Medienboard Berlin-Brandenburg-Filmförderungsanstalt-BKM
Durata: 98'
Origine: Germania, 2005
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