"The Ringer", di Barry W. Blaustein
I limiti dell'operazione non risiedono tanto in Knoxville (che qui interpreta un ruolo neanche troppo simpatico e quindi perfettamente in linea con la fama che si è costruito), quanto nella totale mancanza di sincerità e delicatezza di una commedia che tocca temi importanti elargendo una superficialità disarmante.

Johnny Knoxville è attore conosciutissimo in America e nel circuito MTV per aver partecipato a quel programma cult (da cui è stato tratto poi anche un film uscito in Home Video), coacervo di situazioni estreme, folli, comicamente demenziali, che è Jackass.
A suo modo è un'icona eccessiva e carica di una certa irriverenza giovanilistica, che garantisce una malleabilità corporea e soprattutto facciale dalle interessanti potenzialità comiche. Dispiace doppiamente quindi non poterne decantare le lodi in un film discutibile come questo The Ringer. I limiti dell'operazione in realtà non risiedono tanto in Knoxville (che qui interpreta un ruolo neanche troppo simpatico e quindi perfettamente in linea con la fama che si è costruito), quanto nella totale mancanza di sincerità e delicatezza di una commedia che tocca temi importanti elargendo una superficialità disarmante. Knoxville veste i panni di Steve Baker un infelice impiegato che, al fine di racimolare i soldi necessari per l'assicurazione medica del suo giardiniere privo di cittadinanza americana, finisce per partecipare alle Paraolimpiadi fingendo di essere un handicappato mentale. Lì si innamorerà di Lynn, bellissima assistente sociale, e si affezionerà a tutti gli altri concorrenti disabili, i quali scoperto l'inganno faranno comunque di tutto pur di aiutare il nostro a sconfiggere l'odioso campione in carica.
Sotto diversi punti di vista il film è inaccettabile. L'handicap, nelle parentesi comiche, è solamente sfruttato per stimolare reazioni caricaturali, ingenerosamente inclini al patetico, clichè già visti e abusati, mentre nei momenti che vorrebbero raggiungere una certa intensità si rimane ancorati a soluzioni ricattatorie. Tutta l'operazione tradisce un pigro sapore compassionevole che si porta avanti senza sussulti comici di rilievo o momenti drammatici pregni di umanità. Paradossalmente la pellicola arriva a concedere qualche flebile segnale di riscatto solo in quei brevi momenti di cattiveria pura, in cui l'ambiguità (o inefficienza?) morale di regia e sceneggiatura è talmente insistita e scarsamente indulgente verso un comune spirito civile da far sospettare tra le righe la presenza di un dolore terribilmente cupo e inconciliabile coltivato dal cinismo più bieco. In questi frangenti The Ringer può persino rischiare di diventare (involontariamente!) da un lato illuminante specchio dell'incapacità da parte di un certo cinema di condividere un collettivo e sincero senso di umanità verso le comunità dei disabili, dall'altro programmatica celebrazione dell'handicap come merce ironica con finalità lontane da ogni intenzione politicamente corretta. Sono però sensazioni troppo fugaci, volgarmente schiacciate dalla generale falsità di un film complessivamente scialbo e irritante soprattutto per il suo ibridismo incompiuto, che sembra figlio di una furbizia studiata a tavolino
Titolo Originale: id.
Regia: Barry W. Blaustein
Interpreti: Johnny Knoxville, Brian Cox, Katherine Heigl, Jed Rees, Bill Chott
Distribuzione: 20Th Century Fox Italia
Durata: 94'
Origine: Usa, 2005
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