"Come farsi lasciare in 10 giorni", di Donald Petrie

La maschera del cinismo disincantato caro a certi anni '90 comincia a mostrare le prime crepe e a risultare inadeguata a sostenere operazioni di ingegneria sentimentale come questa, ispirata all'omonimo manuale nato per scherzo ed esploso come fenomeno di costume americano tanto da diventare persino un gioco di società

Nel bowling dei generi la traiettoria della palla non dovrebbe essere particolarmente impazzita e il tasso di screwball nelle odierne comedies a scadenza sempre più limitata (prima Two weeks notice, ora la guerra dei dieci giorni, domani chissà... il battagliero Bruce Willis potrà forse rivelarsi utile riservista tornando alle origini di Appuntamento al buio) sembrerebbe scemare inesorabilmente. La maschera del cinismo disincantato caro a certi anni '90 comincia a mostrare le prime crepe e a risultare inadeguata a sostenere operazioni di ingegneria sentimentale come questa, ispirata all'omonimo manuale nato per scherzo ed esploso come fenomeno di costume americano tanto da diventare persino un gioco di società. Perché la glassa favolistica, che dovrebbe rivestire tutto come i diamanti di Harry Winston co-motori dell'intrigo, avvolge un prodotto dall'essenza più composita.

Si assapora un retrogusto da incubo, dentro le fughe in avanti e all'indietro rispetto all'innamoramento. La più frastornante delle avventure possibili eppure ritenuta la meno interessante delle due scommesse in campo in confronto a quella della perdita, quel farsi lasciare. Il tuffo nel vuoto della conquista si può così appena percepire. L'eccesso dello scontro di due mondi è temuto e si limita a gags comunque godibili grazie anche all'indubbia simpatia dei due protagonisti sul cui lancio il film sembra ritagliato (soprattutto per la figlia di Goldie Hawn che Petrie lavora come la Roberts di Mystic Pizza). Le costrizioni divertenti ma castranti e umilianti cui viene sottoposto Ben, l'avvenente pubblicitario playboy, sono echi di lontane suggestioni ferreriane e compendiano in paragrafi succinti le osservazioni della rubrica "How-To". Come una punteggiatura, come se messa in scrittura e messa in scena coincidessero. La sussidiarietà newyorkese rende "Compusure Magazine", più che un trampolino per le scorribande della redattrice Andie, l'anello di una catena spettacolare più ampia dove spettatore, coro metropolitano e stereotipi trasversali nella consapevolezza della menzogna di base interagiscono come nello split-video dei titoli di testa. Greenwich Village, Broadway, Madison Square Garden, Manhattan Bridge, Soho. La città-set, sempre più set, sempre più post-11 settembre, sempre più post-Spiderman (il filo attualmente si congiunge a La 25° ora) si sforza nel continuare ad offrire il suo contributo brulicante. 

 

Titolo originale: How to lose a guy in 10 days
Regia: Donald Petrie
Sceneggiatura: Kristen Buckley & Brian Regan e Burr Steers, tratto dal libro omonimo di Michele Alexander e Jeanne Long (ed. ital. Sonzogno)
Fotografia: John Bailey
Montaggio: Debra Neil-Fisher
Musiche: David Newman
Scenografia: Thérèse Deprez
Costumi: Karen Patch
Interpreti: Kate Hudson (Andie), Matthew McConaughey (Ben), Adam Goldberg (Tony), Michael Michele (Spears), Shalom Harlow (Green), Bebe Neuwirth (Lana)
Produzione: Robert Evans/Christine Peters e Lynda Obst Production
Distribuzione: U.I.P.
Durata: 115'
Origine: Usa, 2002

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