"Piccole storie", di Carlos Sorin
La Patagonia "è" viaggio, e i viaggi sono storie: quelle di tre personaggi, nelle tre stagioni fondamentali della vita, alle prese con un regolamento di conti - più inconsapevole che desiderato - con la loro esistenza.

Patagonia = el viaje, il viaggio; un'equivalenza conosciuta da Fernando Solanas, da Herzog, perfino da Wong Kar-Wai, ognuno dei quali ha messo la cinepresa in valigia per raggiungere questa regione estrema: non così lontana per il primo, per l'ultimo addirittura agli antipodi. La Patagonia è viaggio, e i viaggi sono storie: non se lo dimentica mai Carlos Sorin, "il regista della Patagonia", che in quella terra ha ambientato i due film precedenti; oltre al quarto, che sta ultimando, e a questo, che vede il suo ritorno dopo un'assenza di quasi quindici anni. Da "la pelicula del rey" a "la pelicula del hombre simple", le piccole storie narrate parlano - come spesso succede - di cose grandi: della vita, dell'amore, della morte. Ma sarebbe più corretto dire "mostrano", perché in questo film i tre protagonisti sono restii ad aprirsi con gli altri: i dialoghi sono frammentari, complementari, rimandano sempre a "qualcos'altro": in loro vece parlano le espressioni del viso, gli atteggiamenti del corpo, i suoni, i colori, i campi lunghissimi - anche banali, se si vuole - sugli spazi sconfinati offerti da questo "luogo della mente" che è la Patagonia. Tre protagonisti che intraprendono ciascuno un viaggio, ed a ben vedere si tratta di un cammino di centinaia di chilometri diretto verso sé stessi: per accettarsi, nel caso di Maria; per scoprirsi, nel senso di trovarsi e di lasciarsi vedere, nel caso di Roberto; per recuperarsi, nel caso di Justo. Tre personaggi nelle tre stagioni fondamentali della vita - la gioventù, la maturità, la vecchiaia - alle prese con un regolamento di conti, più inconsapevole che desiderato, con la loro esistenza, sullo sfondo di un autunno ancora solare, ma che porta con sé un vento tale da lasciar presagire una stagione difficile.
Regia: Carlos Sorin
Sceneggiatura: Pablo Solarz
Fotografia: Hugo Colace
Montaggio: Mohamed Rajid
Musica: Nicolàs Sorin
Scenografia: Margarita Jusid
Interpreti: Javier Lombardo (Roberto), Antonio Benedictis (Don Justo), Javiera Bravo (Maria), Francis Sandoval (figlia di Maria), Carlos Montero (Losa), Anibal Maldonado (Don Fermin), Maria Rosa Cianferoni (Ana), Mariela Diaz (amica di Maria)
Produzione: Martìn Bardi
Distribuzione: Mikado
Durata: 94'
Origine: Argentina, 2002
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