"Quel pazzo venerdì", di Mark S. Waters
Le stoccate lanciate alla middle-class risultano così spuntate poiché le identità che madre e figlia si scambiano non generano una reazione pienamente libertaria, ma restano innocente e ludico momento di forzatura fenomenica dato a certezze consolidate.

Ancora corpi in libera uscita, ancora emozionalità extradiegetiche ovvero l'invisibile e l'invedibile del e dal fuoricampo come fuori di sé. Ancora ossessioni del controllo sotto traccia, per mondi, vite e generazioni alla deriva. La sistematicità di situazioni tipo che puntualmente la teen comedy statunitense sa proporre con coerenza tanto rara quanto disprezzata trova qui non un punto di arresto bensì un momento cristallizzante, di robotica movenza semiologica. Pur rielaborando materiali letterali e cinematografici del '76 (Tutto accadde un venerdì di Mary Rodgers di cui sembrano perse le tracce della memoria) oggetti, luoghi, sguardi e fonemi sembrano come incanalati a forza in un tunnel di farse sin troppo opportune il cui unico sbocco possibile non può che essere l'esibizione chitarristica dietro/davanti le quinte di mamma Jamie Lee Curtis, climax dell'opera continuamente cercato ed invocato (nella locandina, nei dialoghi rock ma soprattutto nelle musiche che, quasi alla Paul Thomas Anderson, vanno a sovrapporsi alle voci). Il rock, quello vetusto e meno contaminato, come icona di istanze giovanili represse è quanto di più involontariamente comico si possa concepire nell'anno di grazia 2003. Eccessi presunti e/o presunzione degli eccessi, vedi le caratterizzazioni sociologiche in campo, figure ormai logore come l'adolescente ribelle e smorfiosa o la psicoterapeuta tutta pianificazione e metodo. Le stoccate lanciate alla middle-class family (ben altro quadro offriva il precedente La casa del sì di Waters, black comedy dove la violenza dell'immaginario collettivo ricadeva ricadeva in torbidi rapporti familiari) risultano così spuntate poiché le identità che madre e figlia si scambiano non generano una reazione pienamente libertaria, non provocano una reale riscoperta dell'avventura percettiva nel quotidiano materico ma restano innocente e ludico momento di forzatura fenomenica dato a certezze consolidate. Né la magia cinese, causa del sortilegio col biscotto della fortuna mangiato al ristorante, contribuisce a sganciare i corpi da sovrastrutture quanto mai opprimenti, che la verve ormai abituale della Curtis può appena detonare.
Titolo originale: Freaky Friday
Regia: Mark S. Waters
Sceneggiatura: Heather Hach, Leslie Dixon dal romanzo di Mary Rodgers
Fotografia: Oliver Wood
Montaggio: Bruce Green
Musica: Rolfe Kent
Scenografia: Cary White
Costumi: Genevieve Tyrrell
Interpreti: Jamie Lee Curtis (Tess Coleman), Lindsay Lohan (Annabell Coleman), Mark Harmon (Ryan), Harold Gould (Nonno), Chad Murray (Jake), Stephen Tobolowsky (sig. Bates), Christina Vidal (Maddie), Ryan Malgarini (Harry Coleman), Haley Hudson (Peg), Rosalind Chao (Pei-Pei)
Produzione: Andrew Gunn per Casual Friday Productions/Gunn Films
Distribuzione: Buena Vista International Italia
Durata: 93'
Origine: Usa, 2003
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