VENEZIA 66 - "La democrazia non è uno sport da spettatori". Incontro con Michael Moore


Alla conferenza stampa di Capitalism: A Love Story, l'ultimo, controverso, lavoro firmato da Michael Moore, il poco tempo  è stato  insufficiente per permettere al regista americano di discutere esastivamente sulle tematiche del suo film, ma non ha impedito di riflettere sulla situazione attuale dell'America e della democrazia occidentale

conferenza stampa capitalismUna conferenza stampa iniziata con alcuni minuti di ritardo, gremitissima, ha presentato alla stampa Capitalism: A Love Story, l'ultimo, controverso, lavoro firmato da Michael Moore. Il poco tempo disponibile è stato forse insufficiente per permettere al regista americano di discutere esastivamente sulle tematiche del suo film, ma non ha impedito comunque di riflettere sulla situazione attuale dell'America e della democrazia occidentale.

Grazie innanzitutto per questo importante film politico. In questo film lei parla più volte di propaganda: ritiene che anche il Sogno Americano sia stato propaganda? 

Noi americani crediamo fermamente nella democrazia e nella giustizia. Il problema è che se nel mondo, e in America soprattutto, comanda l'economia allora non c'è democrazia. Perchè pensiamo ci sia democrazia? Solo perchè possiamo andare a votare? La democrazia andrebbe vissuta giorno per giorno, sempre, e non soltanto in cabina elettorale. Come cittadino democratico mi colpiscono molto coloro che in nome della democrazia in America hanno finito con il perdere tutto.

Crede che si possa tornare indietro? Lei alla fine del film incita a una vera e propria ribellione.

Io credo che tutto sia possibile. Se tre o quattro anni fa mi avessero detto che Obama sarebbe diventato Presidente degli Stati Uniti non ci avrei creduto. Sono tante le cose belle accadute negli ultimi anni. Pensiamo alla caduta del muro di Berlino - altra cosa che io al tempo non pensavo potesse accadere - o anche alla liberazione di Nelson Mandela. La rivolta che rivendico è possibile ed è avvenuta in parte il 4 novembre scorso con l'elezione del nuovo presidente. La democrazia del resto non è uno sport da spettatori. Bisogna parteciparvi attivamente. Le cose possono cambiare.

Ha mai pensato di entrare in politica?

No. E attualmente non ho piani per entrare in politica. Per fare politica dovrebbe bastare essere cittadini. Io faccio solo film e scrivo libri.

Quali sono stati gli ostacoli incontrati nella realizzazione di Capitalism?

Ostacoli nessuno. Quando abbiamo iniziato a girare alla troupe ho detto: "Immaginiamo che questo sia il nostro ultimo film." E così abbiamo fatto, senza imporci autocensure e senza rinunciare a fare quello che volevamo. In generale dico che a me interessa comunque fare film avvincenti ed emotivi, film che piacciano al pubblico. Penso sempre che la cosa più importante sia di quella di riuscire a comunicare con la gente e nella sinistra americana sono uno dei pochi che riesce a comunicare con la gente. Di questo sono felicissimo. Per me il dolore più grande sarebbe quello di vedere il mio pubblico uscire dalla sala insoddisfatto.

 

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