LIBRI DI CINEMA - "Il lato oscuro del genio"


Alfred Hitchcock, in vita, è stato attentissimo a non far trapelare nulla della sua vita privata che non fosse attentamente studiato e funzionale alla creazione “del personaggio” di una delle icone più note e rappresentative del XX secolo. Attraverso uno scrupoloso lavoro di ricerca, Donald Spoto riesce a ricostruire la verità dietro il mito, fino a che “un po’ per volta, si è delineata un’immagine complessa, ancora più misteriosa di qualsiasi storia che lui abbia scelto di girare”. Edito da Lindau.

Il lato oscuro del genioIl lato oscuro del genio. La vita di Alfred Hitchcock
Donald Spoto
Lindau
pp. 768 € 30,00
 
In occasione del trentennale della scomparsa del grande Maestro, la Lindau è senza dubbio la casa editrice che ha messo in campo le maggiori energie per rendergli il giusto omaggio mettendo a disposizione degli appassionati ben nove volumi (fra novità e ristampe) tutti dedicati al genio di Hitchcock.
Senza dubbio, però, il volume cardine dal quale partire per approfondire gli aspetti della vita privata del Maestro, che poi hanno profondamente permeato il suo cinema, è proprio questo di Donald Spoto uscito per la priva volta negli Sates tre anni dopo la scomparsa di Hitch e pubblicato in Italia, sempre da Lindau, solo nel 1999.
A prima vista si potrebbe pensare che il lavoro di Spoto nel ricostruire la vita di una icona del XX secolo (riconosciuta tale già in vita) sia stato tutt’altro che complesso, ma questo sarebbe un errore e, a ben guardare, uno dei tanti trabocchetti tesi da Hitchcock al suo pubblico. In realtà quella arcinota siluette che compariva dagli schermi cinematografici e televisivi fino a diventare uno dei volti più familiari al mondo, apparteneva ad una persona che nella realtà era gelosissima della sua privacy e poco disponibile a parlare della sua vita anche con giornalisti “affezionati” come lo stesso Spoto che aveva già pubblicato (con il beneplacito del Maestro) un libro sul suo cinema, tanto da vietare, dopo la sua morte, ai familiari di collaborare a qualunque biografia. A questo si aggiunga che Hitch non amava la corrispondenza, e comunque non la conservava, né, tantomeno ,conservava diari o appunti.Hitchcock
Gli unici elementi noti del suo passato erano quelli raccontati dal Maestro e sempre studiati al fine di creare “il personaggio”: figlio di un benestante commerciante ma tuttavia emarginato perché cattolico nell’Inghilterra protestante. Oppure serviti su un vassoi d’argento per fornire un supporto psicanalitico a buon mercato per quelle che saranno le figure ricorrenti del suo cinema: come nel caso dell’arcinoto aneddoto (del quale però non si hanno certezze sulla veridicità) di quando (ancora bambino) dopo una marachella, fu inviato dal padre, con un bigliettino, all’ufficio di polizia dove un agente (dopo aver letto l’appunto) lo rinchiuse per alcune ore in una cella ammonendolo che quella era la punizione per i bambini cattivi.
L’unica via che si presenta al “povero” autore per abbattere questo muro di silenzi e verità parziali raccontate ad arte è quella di uno scrupoloso lavoro di raccolta ad ampio raggio di interviste (ne risulteranno, alla fine, centinaia) ai suoi attori e vari collaboratori, incrociate con un’altrettanto poderosa ricerca documentale, alla luce della quale, poi, anche i film del Maestro diventano dei documenti straordinariamente capaci di rivelare aspetti privati della sua vita. Fino a che “un po’ per volta, si è delineata un’immagine complessa, ancora più misteriosa di qualsiasi storia che lui abbia scelto di girare”.
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