LIBRI DI CINEMA – “Tarkovskij. La nostalgia dell’armonia”
Riportare alla luce la “smagliante bellezza” delle opere di Tarkovskij, grande cineasta incomprensibilmente scivolato da troppo tempo nell’oblio. Questo è lo scopo del bel libro di Francesca Pirani, che ripercorre l’opera del regista attraverso l’analisi di tre dei suoi film più importanti.

Tarkovskij. La nostalgia dell'armonia
Francesca Pirani
Ed. Le Mani
pp. 144 € 12,00
Di Andrei Tarkovskij si parla molto poco. Sembra che i meriti e la fama del grande regista siano stati occultati, siano come scivolati un oblio ingiusto quanto inesorabile. E’ questo il punto da cui Francesca Pirani parte. La necessità intima, personale, di riportare alla luce la bellezza delle immagini, di rendere omaggio e, seppure in minima parte, giustizia, ad un autore incomprensibilmente sacrificato.
La Pirani ci riesce bene con un libro che coglie l’essenza tarkovskijana già nel titolo. “La nostalgia dell’armonia”. E’ lui stesso infatti a usare questa definizione, invitato a dare un titolo al suo cinema. Nostalgia come sentimento misterioso di concordanza, di armonia. Profondamente legato ai primi mesi di vita. E proprio Andreij Rublev (1966), “Stalker”( 1979), e “Offret/ Sacrificatio”(1986) i tre film scelti dall’autrice per “spiegare” Tarkovskij, rappresentano una sorta di trilogia fondante, un percorso ideale nell’immagine della nascita. In quella nostalgia che caratterizza il primo anno di vita.
Pirani dedica un capitolo ad ogni film, che scandaglia ed analizza senza perdersi in elucubrazioni autocompiaciute. Ed è incredibile rendersi conto di come le tre opere, girate nell’arco di vent’anni, siano intimamente legate tra di loro.
“Si può comprendere una formula, un concetto filosofico ma un’immagine no; comprendere un’immagine è una contraddizione. Un’immagine può essere accolta oppure si può respingerla e non accettarla.” Le parole di Tarkovskij nel discorso tenuto a Londra, alla St. James Church nel 1984 sono chiare. Il suo è un cinema di immagini, non di fatti. O meglio; le immagini non sono, come accade nella maggior parte del cinema “empirico”, relegate ad un ruolo subalterno, di contorno. Perché per Tarkovskij il pensiero è immagine. E l’immagine sola è in grado di esprimerne la totalità. La centralità delle immagini, il loro ruolo onirico, è segnalata con una bella intuizione dalla Pirani, che paragona l’opera del regista a quella di Leonardo. Al di là delle citazioni manifeste, di cui sono pieni i suoi film, quello che è certamente il punto di contatto più evidente tra i due è l’uso dello sfumato e del non-finito; inevitabile il rimando alla nascita e ai primi mesi di vita, caratterizzati proprio dal nebuloso, dall’ indefinito.
Leonardo dipinge così le sue figure umane e Tarkovskij ne riesce a cogliere l’espressività fluttuante nel tempo e nello spazio grazie al cinema.
Ingmar Bergman diceva di lui “Il film, quando non è un documentario, è un sogno. E’ per questo che Tarkovskij è il più grande di tutti”. Sarebbe bello recuperare un po’ della sua grandezza.
INDICE
Introduzione: la propria solitudine
Andrei Rublev
L’eredità difficile, La storia e il racconto: di cosa para il film?, La storia, Il racconto, La prospettiva rovesciata e l’abbandono del controcampo
Stalker
La storia, Lo Scrittore, lo Scienziato, lo Stalker: tre forme di esistenza mancata, La Zona: mondo fantastico o mondo irreale?, L’assenza del controcampo: se ora ci fosse il vuoto?, La perdita dell’armonia: la donna, lo Stalker, la figlia mutante
Offret/ Sacrificatio
La storia, In principio era il Verbo: un film di idee e parole, Dall’ incertezza al dubbio: da Boriska ad Alexander, La donna pagana, la bambina mutante, la strega buona: esiti dell’immagine femminile
Conclusioni
Il tempo si spegne nella mente: una fine annunciata
Filmografia
Bibliografia essenziale
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